Recensioni

Partiamo da questo semplicissimo assunto: se Neko Case non esistesse, bisognerebbe inventarla. Statunitense di nascita ma canadese di adozione, la Case dopo un lustro di fermo torna con un fiammante (in tutti i sensi, visto l’artwork) nuovo lavoro in studio.
A cinque anni dal wertmulleriano e introspettivo The Worse Things Get, The Harder I Fight, The Harder I Fight, The More I Love You, la Case in Hell-On dà libero sfogo a tutte le sue pulsioni e urgenze, confezionando un ottimo disco pop/folk coi fiocchi. Prende il meglio dai due mondi la cantante, pescando dalla tradizione “americana” dei Fleetwood Mac soprattutto dell’era Tusk (Halls of Sarah, My Uncle’s Navy) e da oltre il confine, con riferimenti alle ultime produzioni di Destroyer e, naturalmente, dei suoi sodali New Pornographers (Gunball Blue, Dirty Diamond). Funestato in fase di registrazione da una serie di sfortunatissimi eventi (casa andata in fumo a causa di un incendio, persecuzioni da parte di uno stalker), Hell-On è il disco più pop (è stato registrato quasi interamente a Stoccolma e la scelta del produttore è caduta su Bjorn Yttling di Peter, Bjorn & John, quindi non poteva suonare altrimenti) e tecnicamente complesso della cantante di Alexandria sotto il punto di vista degli arrangiamenti, da cui emerge una raffinatezza nelle scelte veramente rara e per le forze messe in campo, con una pletora di ospiti incredibile, da Mark Lanegan a Beth Ditto, passando da K.D. Lang e A.C. Newman.
C’è anche spazio per una cover e lo slot è occupato da Sleep All Summer, una delle ballad più belle scritte da Eric Bachmann e già omaggiata da St.Vincent e The National. Alla soglia dei cinquant’anni e al settimo album personale, Neko Case continua a sorprendere ed emozionare, pubblicando un gran bell’album di canzoni pop. Mica facile.
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