Recensioni

Se ne parla più diffusamente sul pdf n. 27 di gennaio e il nuovo lavoro di Mira Calix arriva a confermare, ancora una volta, il teorema dell’elettroshifting. Lo spostamento di asse dalla ortodossa prassi elettronica ad una mimesi analogica sempre più diffusa. Nel caso di Chantal Passamonte, la prima donna di casa Warp, lo scarto tra i gelidi autechrismi del primo disco OneOnOne (Warp / Self, 2002) e il lavorio acustico dell’ultimo Eyes Set Against The Sun non potrebbe essere più evidente. E non solo. Qui si pratica una visione pastorale dei suoni, una sorta di panteismo bucolico neo hippie che accomuna la Calix ad altri freaks del nuovo mondo elettronico come Orla Wren. La Nostra, del resto, è la stessa che non più tardi di tre anni fa, si trovò a comporre una suite (3 Commissions) commissionatale dal Museo di Storia Naturale di Ginevra e interamente composta dal suono degli insetti.
Eyes Set Against The Sun aumenta a dismisura la fauna fantastica dell’artista sud africana, ambientandola in un paradiso terrestre senza tempo, dove rigagnoli, cinguettii, cori di bambini (il Woodbridge School Junior Choir) e contretismi attinti dal mondo animale e minerale, interferiscono continuamente sulla traccia sonora. L’unico vero momento assimilabile al passato remoto è la sindrome di Stoccolma documentata sul secondo brano: canto paranoideo su ritmica esangue per un incubo da eroinomane. Sul resto del disco, l’inserto di elementi “altri” è ingente e strutturale. La flebile melodia di archi e canto di pettirossi di Protean; la misteriosa sinfonia per orchestra e found objects di The Way You Are When; lo xilofono di bamboo trovato in Indonesia nella successiva Tillsammans; o anche il puro suono della propria voce, mai troppo presente e mai del tutto assente, a scrivere le malinconiche melodie di Umbra/Penombra e dell’austera One Line Behind.
La Calix questa volta si pone al centro di un dipinto, dove i suoni sono colori e i colori sono materia. Il tempo delle serigrafie prettamente elettroniche è forse finito per sempre, ma lo scatto d’autore, mai come ora, è in riga con i diktat del contemporaneo. Il coro di bambini ritorna di nascosto nella hidden track, cantando a cappella, ripetutamente, il titolo del disco: occhi puntati verso il sole. Perché bisogna prima accecarsi per trovare il sentiero che conduce al giardino delle delizie di Mira Calix.
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