Recensioni

Il nome Mike Watt è più di un insieme di lettere, perché Mike Watt è lo zio Mike, il veterano. Inutile dire che i Minutemen sono uno dei pochi veri gruppi fondamentali e che Double Nickels On The Dime è uno dei pochi veri dischi definitivi. Diciamo allora che Ball-Hog Or Tugboat? (1995, il primo disco solista) è una all star jam indie da sogno, rappresentativa e riuscita come poche (con singoli pezzi bellissimi), e che tutti i progetti post-D.Boon dell'uomo (Dos, fIREHOSE, vari supergruppi) sono stati sempre animati da passione e portati avanti con intensità, bilanciando nostalgia e pruriti sperimentali.
Hyphenated-Man, pubblicato in Giappone già a ottobre 2010, è la terza rock opera firmata da Watt, molto meno narrativa delle precedenti (dedicate alla vita marinara del padre e a momenti autobiografici messi in parallelo con la Divina Commedia dantesca; tsk, 'sti americani), composta da trenta brevi sketch ispirati ai mostriciattoli dei quadri di Hieronymus Bosch, in una sorta di Mago di Oz miniaturizzato (e al maschile).
Scritto tutto su una vecchia Telecaster appartenuta a D.Boon, registrato assieme ai fidi Missingmen Tom Watson (chitarra) e Raul Morales (batteria) nello studio newyorkese dell'ex-Pere Ubu Tony Maimone, l'album è un concentrato di enciclopedismo indie/roots USA nella più classica tradizione wattiana, uno zibaldone stranoto ma ancora sorprendentemente fresco e frizzante, tra funk costipato, country modificato, hardrock, HC melodico, slow blues e – fondamentali – residui beefheartiani (proto-post, free e psych). Lo zio Mike non si è ancora rincoglionito e ci tiene a far sapere che non è soltanto il bassista degli Stooges…
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