Recensioni
Due anni dopo il buon esordio con I mediocri, torna Michele Maraglino con un Canzoni Contro la Comodità che riprende temi e modi lasciati in sospeso, portandoli ad un livello di consapevolezza e complessità sensibilmente più alto, senza però perdere la fragranza arguta che ce lo aveva fatto apprezzare. Il sostrato resta sempre quel tipico cantautorato anni Zero col disincanto puntato al petto, una certa indolenza e una spruzzata di malinconia a stemperare il disgusto di scendere a patti con lo stato delle cose. L’impegno è spostato in primo piano rispetto al debutto, tuttavia le invettive mettono l’accento più sull’emotività che sulla retorica, più il disagio esistenziale che la disamina, finendo come è giusto che sia per realizzare quadretti espressionisti anziché pamphlet a gratis.
L’uso delle tastiere per intrecciare trame tiepide o irrequietezze pastello è la novità più interessante, grazie alla quale il suono acquista un grado di complessità certo mai eccessivo, però di sicuro più robusto, adatto a contenere le ubbie agrodolci di Maraglino. Il singolo I miei coetanei (suonata assieme ai compagni di etichetta The Rust And The Fury) è un po’ litania da nipotino disilluso del Ferretti (“non so come fate ad aver sempre tutto, e poi a non essere niente inesorabilmente“) e un po’ spurgo punk sabbioso, Canzone d’amore contro il consumismo ciondola mesta e acidula ricordando i quadretti laconici di Artemoltobuffa, mentre La Vernice esala malanimo a fior di pelle prima di sgretolarsi in chorus ad alta gradazione noise wave. Non va male anche quando si gioca la carta della ballatina pseudo-didascalica di stampo 70s, vedi il caso di Se non saremo forti abbastanza, cantata in coppia con Francesca Lisetto (dei The Rust And The Fury) e lasciata decollare a metà sul filo di un’emotività struggente.
Quanto al “vecchio” Maraglino, riaffiora tutto intero in quella Felicità Mediocrità Comodità che spiccia filastrocca lapidaria strattonando con cocciuto languore la sostanza di certe convinzioni (“la mediocrità è un modo per non stare soli“). Un buon disco che va dritto al sodo senza pretendere d’essere più di quanto non sia. Maraglino è un cantautore che spaccia sottigliezze come se fossero pugni nello stomaco, e lo sa fare bene.
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