Recensioni

Mancavano da un lustro, i Maserati, band che ha all’attivo vent’anni di carriera e che, anche se uno non lo direbbe viste le sonorità, viene da Athens, Georgia, terra di psych/rock, folk, country, roots, terra di R.E.M., Vic Chesnutt, Deerhunter, e insomma, nell’immaginario collettivo non certo la capitale della musica elettronica (anche se in effetti qui è iniziata la carriera di Danger Mouse).
L’ultimo guizzo in studio del quartetto capitanato da Coley Dennis era stato Rehumanizer. Ora, invece, i Maserati si sono ri-robotizzati con un lavoro che mette in evidenza il loro lato electro come non mai, anche se in effetti, visto che la gente ancora cucina e lava i piatti con le mani, non si vede perché non si debba anche suonare, con le mani. Tra l’altro, alle registrazioni del disco – prodotto da John Congleton – ha partecipato uno che di mani se ne intende, visto che un tempo le usava per suonarci la batteria proprio nei R.E.M.: Bill Berry.
Le sette tracce di Enter The Mirror, niente di particolarmente innovativo ma sicuramente un buon lavoro, hanno sì una chiara impronta techno/space/industrial ma le chitarre emergono con prepotenza. Basti ascoltare Der Honig, con il suo riff hard&heavy ammantato di brume garage, per avere la prova di come la convivenza umani/androidi non sia un’utopia.
E proprio il brano d’apertura, che prende il titolo dall’anno corrente, è pura drone music che sfocia in quel vocoder kraftwerkiano di A Warning In The Dark spezzato da schitarrate in stile Robert Fripp sui dischi di Bowie che accompagnano il pezzo in quegli ambienti art/glam dove padrona di casa, nei primi anni ’80, era gente come i Queen. Drum machine e sintetizzatori tornano a farla da padroni in Welcome To The Other Side, tra i passaggi più dark del lotto, ma pure qui a chitarre siamo ben messi. L’incalzante Killing Time, poi, è molto post-punk e gli echi di sei-corde stanno lì a riprodurre la grandezza di certe trame à la Echo & the Bunnymen, Killing Joke e primissimi U2, seppur sempre caratterizzate – come la gran parte dei brani in questione – da voci robotiche esalate da un futuro quasi stanleykubrickiano.
L’odissea dei Maserati vira verso Giove, alla ricerca di un nuovo mondo dove il krautrock non l’hanno mai ascoltato. O forse sì, e per loro è già preistoria.
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