Recensioni

Il 24 agosto 2020 il compositore giapponese Fujita Masayoshi pubblica sulla sua pagina Instagram una foto di una casa in collina da ristrutturare. È il segnale di un cambiamento, che lo porta da Berlino alla terra natìa (il Giappone), ritirandosi in un eremitaggio volontario nella cittadina di Kami-chō, nella prefettura di Hyōgo a nord ovest di Osaka. Il nuovo disco, seppur registrato interamente in Germania, risente di questa voglia di trasformazione, in primis grazie all’uso della marimba, che va a sostituire quasi interamente il vibrafono usato nel trittico precedente Stories (2012), Apologues (2015) e Book of Life (2018), mescolata a glitch, voci e field recording processati.
La caratteristica principale di questo nuovo lavoro emerge chiaramente dopo ascolti iterati e immersivi: la timidezza che circoscriveva la libertà delle idee e precludeva la piena coesione del risultato finale nei lavori in collaborazione con Jan Jelinek, scompare completamente. Il tutto a favore del raggiungimento di uno stile personale e maturo. Il musicista dichiara infatti che la marimba possiede un’estensione più ampia di quella del vibrafono, e gli ha conferito una palette sonora più ricca, con maggiori possibilità, dato che viene suonata sia con l’arco che con le mallet, e qualche volta i suoni vengono pure manipolati con gli effetti. Il risultato combina le esperienze musicali del compositore: «vibrafono, elettronica e beats con il progetto El Fog – due gli album: Reverberate Slowly del 2007 e Rebuilding Vibes del 2009 – e l’impro/sperimentale/noise in duo con Jan Jelinek». La quadratura del cerchio prevede quindi una parte razionale/organizzativa, contaminata positivamente da guizzi improvvisativi e dissonanze.
L’apertura (Bird Ambience) ci fa entrare lentamente in un mondo ambient tagliato da improvvisazioni di marimba (composte ben 20 anni fa, a detta dello stesso musicista) e insert vocali dell’amica cantante e compagna di etichetta Hatis Noit. Il primo singolo estratto (Thunder, arrivato a marzo 2021 e ispirato dalla poesia di Anna Akhmatova You Will Hear Thunder) è costituito invece da un tappeto di suoni onirici, intervallato da pulsazioni ostinato-percussive che squarciano il velo della contemplazione romantica della natura (come sottolineato dal video, girato interamente dallo stesso Fujita) e da brevi lampi di elettronica che ricordano le sonorità pulite dei Tarwater. Anakreon si concentra esclusivamente su improvvisazioni alla marimba e sviluppa un mondo delicato, intimo, che ricorda la perfezione nipponica delle cerimonie del tè, anche se è stata ispirata «da un’illustrazione per tessuti dell’architetto e designer Josef Frank, influenzato a sua volta da un affresco greco raffigurante un volatile blu».
Cumulonimbus Dream propone un’esperienza subacquea che ricorda l’acquario di Saint-Saëns, Gaia – uno dei pezzi migliori del disco – ritorna a suoni più abrasivi e materici, processando distorsioni vicine all’industrial e riesce comunque a mantenere una linea melodica che guida la percussività metronomica del brano. Noise Marimba Tape è un’altra miniatura che mescola linee melodiche vicine al jazz melodico con colpi dissonanti. Si prosegue poi con l’ottima Morocco (altro highlight) quasi completamente costituita da linee melodiche di marimba e vibrafono in fruttuosi interscambi, si passa poi per il breve cameo al vibrafono di Miyama No Kitsune, concludendo con le introspettività degli echi mistici di Nord Ambient, il cut and paste di Stellar, e le rilassanti visioni di Pons e Fabric.
Un ottimo disco di ambient organica, che apre le porte a una rinnovata e più matura consapevolezza compositiva per il musicista giapponese. Non di immediata digeribilità, va preso a piccole dosi, ma una volta assimilato, sarà un prezioso compagno per rilassarsi con visioni musicali a cavallo fra jazz, sperimentazione ed elettronica.
Amazon
