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6.5

A Stefan Schneider è piaciuta così tanto questa frase di Yoko Ono che ne ha fatto l’incipit ideale per tutta la sua ricerca. “Draw A Map And Get Lost”. Disegna una mappa e perditi, che potrebbe anche voler dire: “imposta delle coordinate prevedibili per poi liberarti da esse”, oppure, “stabilisci una rete di interrelazioni per poi rifuggirle”.

La musica del terzo uomo dei To Rococo Rot (e dei Music A.M.) ambisce a tradurre in musica gli assunti ascritti mettendo in loop una serie di segni per poi sovrapporli meticolosamente, cercando di far assaporare le sfumature senza descriverle. Così, architetture minute e ripetitive (proprio come le vuole la tradizione musicale dell’asse Düsseldorf-Berlino), dagli smalti trans-etnici da terzo e quarto mondo, si mescolano in astratti tribalismi e field recording (un pianto di bambino, una macchina che passa, il vento ecc.) arricchiti da sporadici motivetti ambientali “suonati” a contorno (il trombone di Annie Whitehead e le pelli di Martin Brandlmayr dei Radian).

In parallelo con l’opera di Sack Und Blumm, Distance Told Me Things To Be Said, terzo lavoro a firma Mapstation, ne segue mansuetamente le coordinatee, salvo qualche parentesi pseudo-techno al sapor dei Kraftwerk ultima maniera (come dei To Rococo Rot), ne esplora i medesimi artefatti primitivo-minimalisti.

Anche qui la tracklist è composta da bonsai sonori osservati con disincanto e amore, anche qui le forme sono di volta in volta connotate da caute esplorazioni e amorevoli ritratti, rigide armonie ribaltate da buffe trovate.

Missato assieme a Bernd Jestram dei Tarwater e pubblicato per la Scape, l’etichetta di Pole, Distance Told Me non replicherà la magia del piccolo gioiello Kind Kind ma non per questo è meno consigliabile a chi ama questo filone.

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