Recensioni

6.5

Nel tempo intercorso tra l’album di debutto Changing Days (2013) e il secondo album Trails, Mano Le Tough ha rafforzato la sua immagine di ottimo DJ e intrattenitore in consolle in giro per il mondo. Rispetto alla materia proveniente dallo studio, i suoi live set si dimostrano energici e votati, nella quasi totalità dei casi, al dancefloor più incisivo e senza fronzoli. Proprio durante i numerosi viaggi per il globo, Niall Mannion compone numerose bozze, lavorate con più calma durante una pausa invernale nella campagna svizzera, sulle rive del Lago di Zurigo. Qui, tra colline e paesaggi bucolici, viene travolto da un’ispirazione che lo porta a concentrarsi sullo studio di registrazione per dar vita alla sua nuova opera.

Trails non sposta più di tanto le fondamenta stilistiche di Changing Days, indagandole ulteriormente per snocciolarne il lato passionale e sensoriale. Mannion si affianca a Jamie xx tenendo d’occhio l’ultimo George FitzGerald, ma ritagliandosi anche con forza uno spazio personale in cui muoversi con notevole libertà. Libertà che non manda fuori binario il lavoro, sorretto da un centro di gravità che regge i fili senza ostacoli: la proposta è variegata sia nei generi che nell’esecuzione, tra synthpop notturno e ambient delicata, gelida 2-step urbana (Empty Early Years And The Seed), new wave con flebile chitarra in sottofondo (la title track), incastri à-la Four Tet (Generations) ed episodi balearic (Meilen), senza tuttavia scordarsi di piazzare la cassa qua e là, per una house colorata e senza sbavature (Sometimes Lost, I See Myself In You), in cui il producer è sempre e comunque a suo agio.

Il problema è che Trails vorrebbe puntare ad esteriorizzare la componente romantica del Nostro e ciò invece non avviene, con valide tracce annacquate da una sezione vocale debole (la voce atonale di Mano poco si presta a certi giochi pop-house), impedendo l’avvicinamento cercato all’ascoltatore; nonostante i primi approcci siano positivi, il disco alla fine dei giochi rappresenta un piccolo passo indietro rispetto all’esordio. Un lavoro onesto, niente di più.

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