Recensioni

Ci avevano lasciati appena 6 mesi fa con l'esperienza multi-collaborativa di Territories, ora tornano con The Crystal World, nome mutuato da un racconto di J.G. Ballard. E se anche in questo album figura un nuovo nome oltre al duo originale André Foisy/Terence Hannum, il lavoro di Steven Hess (On, Pan American, Ural Humbo) alle prese con elettronica e percussioni, sembra più quello di un terzo elemento che di una comparsa.
Facile intuire che questa scelta sia servita a intensificare e addensare l'output sonico della band, di nuovo sotto l'ombrello di quello stesso drone annerito che caratterizzava l'esordio in studio Drenched Lands. Niente più doppie casse o chitarre in tremolo ma di nuovo lunghi feedback e synth con sustain infiniti, heavy metal mutato drone che non abbandona i suoi contatti con il genere originario. Ci sono ancora parti di chitarre che suonano come tali e non si è perduto del tutto il concetto di canzone à la Neurosis e Sunn O))), due band con le quali i chicagoani potrebbero iniziare a competere, sia per la cura dei suoni, sia per la forte componente evocativa.
The Crystal World è la riprova di come la band sappia muoversi con naturalezza lungo più direzioni e strumenti non proprio ortodossi per il genere. I cori angoscianti di At Night's End, il piano di Obsidian Facades o la chitarra acustica e gli archi di Elevation And Depths suonano perfettamente a loro agio tra rumori ed urla lancinanti.
La versione in cd contiene inoltre un secondo disco, non presente nel futuro vinile, una traccia unica delle evoluzioni lentissime che presenta nel modo meno compromissorio possibile quello che è il suono di questi ultimi Locrian.
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