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Nel booklet del nuovo disco di Lino Capra Vaccina c’è una citazione, ripresa da una lettera che Schiller scrisse a Goethe nell’aprile del 1797, che recita: “È pur sempre un piacere estendere le proprie radici e vedere la propria esistenza innestarsi in altre”. Questa frase si applica benissimo sia al lavoro che Lino Capra Vaccina ha compiuto come prime-mover di un certo tipo di musica negli anni Settanta con Aktuala, Telaio Magnetico, Battiato, Camisasca, ecc., sia soprattutto alla riscoperta trasversale, non solo discografica in senso stretto (si pensi alle ristampe dei suoi lavori orchestrata da Die Schachtel) ma anche di riattivazione della sua creatività (i vari, ottimi lavori pubblicati negli ultimi anni dalla Dark Companion) e della sua partecipazione attiva a una scena musicale che ormai, si pensi alla centralità che Vaccina ha avuto con la Italian Occult Psychedelia, Thalassa, Mai Mai Mai, ecc., è di fatto di una o forse due generazioni più giovane. Eppure, quelle radici hanno attecchito alla grande e come cerchi eccentrici, più che concentrici, continuano a diffondersi, a dilagare in uno spazio-tempo (musicale) privo di paletti, a innestarsi in nuove musiche, nuove collaborazioni, nuovi ascoltatori.
A dimostrazione di questa continua ricerca e di uno spirito indomito nel sondare nuove dimensioni e nuove modalità espressive, arriva questo Syn*Thesis, che già dal titolo rimanda non più, o per lo meno non soltanto, alla strumentazione consona – percussioni, vibrafono, gong, campane, metallofoni vari, ecc. – che Vaccina ha utilizzato nei suoi sapienti voli ancestrali di un tempo (l’epocale Antico Adagio) come dell’oggi (l’ottimo Arcaico Armonico), quanto a un nemmeno troppo inedito amore per i synth d’antan, quelli analogici che erano soliti usare lui e i suoi sodali citati sopra ai tempi, ad esempio, dell’esperienza Telaio Magnetico.
Ecco così che le due lunghe suite che aprono e chiudono questo ottimo lavoro – l’iniziale Sacred Essence e la conclusiva From The Birth Of Time, sono raccordate dagli 8 minuti quasi dark-ambient di Ellipsis – prendono e condensano kosmische e minimalismo, spiritualità e trascendenza, flutti di elettronica e contrappunti percussivi, trascinando l’ascoltatore negli abissi siderali del cosmo così come in una alterità inconoscibile, creando un ponte tra i 70s e l’altrove, tra la Germania e Terry Riley, tra musiche curative e forze ancestrali… in sostanza tra un qui che pochi riescono a percepire e un altrove che troppi non riescono a comprendere.
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