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Da quando il post-punk è diventato la comfort zone di tantissimi artisti che cavalcano l’onda lunga di IDLES, Fontaines e compagnia cantante, il timore era quello di assistere a un appiattimento collettivo, a una ripetizione statica di stilemi già visti. Diversi gruppi hanno imboccato strade laterali, e i Leatherette non sono da meno.

Se il precedente Small Talk confermava il loro talento in presa diretta e Fiesta era stato l’esordio che aveva fatto drizzare le orecchie a Iggy Pop, questo terzo capitolo – Ritmo Lento, pubblicato ancora una volta da Bronson Recordings – è “lento” solo per modo di dire. Sì, nella seconda metà i battiti si rarefanno e il suono si incupisce, attraversando tensioni soniche fino a un’inquieta catarsi, come dimostra Situationship, brano dal taglio più “arty” e ragionato, ma la partenza è tutta un’altra storia.

Parliamo di un disco si muove deciso su frequenze indie rock di ascendenza americana. Ci sono i Pavement (in Magic Things), le pose da slacker à la Mac DeMarco (Hey There) e pure un’acidità scanzonata altezza Dinosaur Jr. e Brainiac. Lontani dal conio post-punk, i Leatherette tornano anche alla “loro” New York, quella col prefisso “No”, e chiamano in causa i Sonic Youth (You Never Go Outside). Ma ciò che emerge è soprattutto la voglia di spingersi oltre, fino a sperimentare, stacchi e aperture che rimandano ai Black Country, New Road (Lovers Drifters Foreigners).

Il quintetto è abilissimo nell’assorbire e rielaborare queste influenze, ma arrivati a questo punto il fianco lo mostrano forse le melodie, o quel quid difficilmente definibile che fa di un gruppo un gruppo, uno stile davvero proprio.

Ci piacciono le band che ascoltano la stessa musica che amiamo e che sembrano conoscere le discografie che abbiamo consumato. Ritmo Lento conferma che i Leatherette hanno il cuore al posto giusto e non si accontentano di rifare la stessa cosa. E non hanno neppure bisogno che si tiri fuori la famosa “internazionalità del gruppo italiano”: ascoltateli e basta. Sono già meglio di molte band d’oltremanica o d’oltreoceano. Ora servirebbe quello scatto in più, quel tratto inconfondibile che ti fa dire: questi sono i Leatherette, a prescindere da ciò che pescano e suonano.

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