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7.8

Oltre ad essere stato un decennio decisivo per la diffusione della musica elettronica e per l’affermazione della club culture, quello degli anni ’90 è stato anche il periodo in cui il formato della compilation mixata ha raggiunto il proprio apice espressivo e commerciale. In un’epoca in cui internet non offriva ancora le infinite possibilità di scoperta oggi disponibili, questi dischi rappresentavano uno strumento imprescindibile per entrare in contatto con nuova musica, oltre che il mezzo attraverso il quale molti dj riuscirono a conquistare una notorietà internazionale.

Tra le serie più longeve e influenti, impossibile non citare DJ-Kicks, pubblicata dalla label tedesca !K7 Records a partire dal 1995. Dal primo volume firmato da CJ Bolland fino a oggi, quasi un centinaio di dj e producer si sono alternati alla guida della collana. Uno dei suoi meriti maggiori è stato quello di riuscire a fotografare scene e linguaggi musicali nel momento della loro massima vitalità — quando non addirittura in fase germinale — raccogliendone gli interpreti più rappresentativi. Ed è esattamente ciò che accade nel capitolo curato dai viennesi Kruder & Dorfmeister.

Stando alle ironiche note di copertina, il duo sarebbe stato convinto ad accettare l’invito grazie a un’offerta “impossibile da rifiutare”: “drugs, money, mo’drugs + money and then some gals and their sisters. Since K+D are not made of wood, they gave in”. Più realisticamente, l’impressione è che i due abbiano semplicemente atteso il momento ideale per cimentarsi con un’operazione del genere, forti anche dell’eco generata da G-Stoned, l’EP pubblicato nel 1993 che aveva contribuito a costruirne il mito.

Pubblicato nell’agosto del 1996, il loro DJ-Kicks sembrava raccogliere idealmente il testimone di 70 Minutes Of Madness, la compilation firmata dai Coldcut per Journeys By DJ appena un anno prima, proseguendone la tensione verso un approccio stilisticamente aperto e trasversale. Nel pieno della stagione trip hop — e forse già alle soglie del suo inevitabile logoramento — i due produttori austriaci seppero sfruttare al meglio l’elasticità del genere, allargandone continuamente i confini.

Ecco allora convivere nella scaletta suggestioni etniche come il flamenco di Que Dolor dei Sapien o il balkan sound di Shantel con Bass And Several Cars, episodi di acid house rallentata come Dubdope degli Hardfloor, maestri tedeschi della Roland 303, e derive lounge affidate a Thievery Corporation e Showroom Recordings. Ad aprire il viaggio ci sono invece le atmosfere cinematiche di Mother degli Herbaliser, mentre lungo il percorso affiorano continui innesti di drum’n’bass liquida: Spellbound di Tango, In Too Deep di JmJ & Flytronix e Kauna degli Aquasky mostrano quanto i confini tra bass music britannica e trip hop potessero diventare porosi attraverso un semplice gioco di bpm dimezzati o raddoppiati.

Un territorio sonoro che Kruder & Dorfmeister avrebbero esplorato ancora più a fondo nello stesso 1996 con la sottovalutata Conversions – A K&D Selection, pubblicata dalla piccola etichetta austriaca Spray Records soltanto pochi mesi prima di questo DJ-Kicks.

La sensibilità musicale del marchio K&D — nutrita tanto di jazz quanto di dub reggae — agisce qui come un collante invisibile, capace di tenere insieme senza frizioni diciassette tracce attraversate da un flusso continuo e avvolgente. A chiudere il cerchio arrivano anche due produzioni degli stessi viennesi: la ormai leggendaria High Noon e Black Baby, composta appositamente per la compilation.

La qualità della selezione e del mix è tale che, a quasi trent’anni dalla pubblicazione, questo DJ-Kicks continua a suonare sorprendentemente vivo e moderno. Non stupisce quindi che, per celebrarne il trentennale, nel giugno del 2026 sia arrivata finalmente anche una prima edizione in vinile.

Viene quasi naturale chiedersi come potrebbe suonare oggi una nuova selezione firmata da Kruder & Dorfmeister. Forse una possibile risposta è già contenuta nella varietà trascinante delle scalette con cui il duo è tornato alla consolle negli ultimi mesi, celebrando dal vivo proprio i trent’anni di una raccolta che resta fondamentale per comprendere l’estetica downtempo e l’immaginario elettronico degli anni ’90.

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