Recensioni

Io me lo immagino, Glen Boothe bambino, percorrere su e giù le navate della sua chiesa pentecostale nel New Jersey cinque giorni a settimana, con un registratore in mano e la voglia di possedere tutto il suono esistente attorno a lui. Già, è proprio lì, in chiesa, che il piccolo Glen, che oggi si fa chiamare Knxwledge e fa il producer di successo, ha iniziato le prime ”sessioni” registrando i sermoni del prete, il vociare confuso dei fedeli, le prove del coro gospel, le preghiere bisbigliate, afferrando tutto ciò che poteva. Una volta a casa, la sua opera di ritaglio sarebbe stata molto interessante, fatta di vita vera. Boothe ha perfezionato il mestiere fin dall’infanzia, giocando con registrazioni di una sacralità polverosa che oggi lo rendono un’anima old style. Perfetta per limare capolavori come il mastodontico To Pimp a Butterfly, nel quale Knxwledge regala una delle tracce più potenti e perfette del disco: Momma, quattro minuti e quarantatrè secondi di estasi soulbeat sincopata.
Knxwledge, producer di successo e beatmaker prolifico capace di far uscire più di sessanta brani nel giro di un anno, torna sulle scene con un disco, Hud Dreems, di ventisei tracce, tante quante gli anni del musicista di LA, uscito per Stones Throw, storica etichetta underground che ci ha regalato Madlib e J Dilla, icone del giovane producer. Impastando una materia sonora che deve tanto alla passione per i samples quanto agli ascolti innumerevoli di scuola Motown, Hud Dreems crea un calore morbido ed epico che Knxwledge fa danzare con maestria su turbinii di beat polverosi e tronchi: una raccolta composta da brevi vignette a scoppio sequenziato senza la minima interruzione.
Dalle percussioni che riportano a FlyLo, allo smooth soul di sir Gaye, fino agli omaggi devoti a J Dilla, come lui alle prese con un MPC, Hud Dreems, godurioso e ovattato, è il disco di un’estate afosa, troppo calda per lavorare, troppo bollente per non muoversi su questi tapes dal retrogusto antico, campionature funky e registrazioni nervose. Estremamente disconnesso, traballante, psicopatico e forse proprio per questo dotato di un’intelligenza veloce e sconcertante che non può che affascinare: perché siamo al cospetto di un disco vecchio e nuovo al tempo stesso. Ed è forse al terzo ascolto che ci si rende conto di come Knxwledge riesca a far cantare i suoi samples, comunicando attraverso un linguaggio materico tutto il suo amore per la scuola hip hop, per il soul avvolgente e quasi spirituale conosciuto in chiesa. Frammenti di rap, r’n’b, hip hop strumentale old school, che si fanno verbali, tessere di un mosaico bizantino che acceca coi suoi colori. Che Boothe sia un fan del suono, lo si capisce dall’ossessione maniacale riservata ai beat, dall’estetica ricercata della perfetta armonia; si rivela una sorta di Wun Two americano, solo più pastoso e profondo. Utilizzando campioni vocali di Nas, Phyllis Hyman, Roc Marciano, crea un pastiche di vignette jazz, soul, hip hop dove karma, paradiso e inferno sembrano convivere senza troppi problemi.
Kometostai.Aintreallynootherwaytoputitro, dall’orchestrazione lussureggiante, è psichedelia funky con le sue chitarrone intrise di wah-wah, e i samples destrutturati e morbidissimi. Un brano apripista davvero solido che dà immediatamente l’idea del tono generale del disco: ganci vocali e percussioni martellanti, mellotron aerei e dissolvenze urbane per Shuremng, mentre brani come Flyinglizrds e rightaftr [THK] sembrano usciti da un groove impazzito a metà tra Fennesz e The Gaslamp Killer, punta di diamante in casa Brainfeeder (label fondata da Flying Lotus, tutto torna). Spiritualità e sesso divengono i pilastri del disco, il passato intriso di paura, il senso del peccato, una religiosità vissuta in toto e poi la fuga, in un mondo nuovo fatto di Roland e cassette piene di dolore e nuove radici, di una carica erotica misurata in beat.
Alla fine rimaniamo così, a bocca aperta, con gli occhi pieni di piacere, il collo sudato, sperando che l’ultimo beat non sia davvero l’ultimo, che accada ancora qualcosa di nuovo, di spettrale, ma le fiamme di questo inferno boom-bap cessano e tutto ciò che rimane è la bellezza disordinata di un ascolto estivo. E di una nuova conoscenza, quella che Knxwledge ha scelto per se stesso.
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