Recensioni

2042 è il quarto disco di Kele Okereke; la voce dei Bloc Party affronta questa avventura partendo dal suo background sonoro e di vita. L’album è infatti incentrato sui temi della disparità sociale e unisce invettive contro la disuguaglianza razziale e sessuale, passando per luoghi e nomi simbolo di questi empasse sociopolitici, come Kaepernick, Windrush generation e la Grenfell tower. Musicalmente, 2042 è un disco in cui l’elettronica dei precedenti lavori viene domata da brani che ruotano attorno a riff di chitarra secchi e immediati.
Scorrendo la tracklist – di ben sedici tracce – prevale un senso di smarrimento, quella sensazione che ti prende quando hai a che fare con un’opera caotica, in cui emerge quanto l’artista sia in cerca della propria voce. Okereke si dimena quindi tra ballate (Natural Hair) e momenti più sostenuti (Between Me And My Maker), lasciando all’ascoltatore qualche briciola del suo talento e quella sofferenza interiore che il cantante si porta dietro sin dai tempi d’oro dell’indie rock d’oltremanica.
In definitiva, 2042 è un album personale la cui durata rende a tratti stucchevole il flusso di coscienza del suo autore, un artista che, rinnovata completamente la lineup dei suoi Bloc Party, sembra qui continuare una peregrinazione creativa incerta, ma comunque sincera.
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