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7.3

Liquido come il suo titolo. Onesto, poetico e franco come la sua autrice. Il nuovo lavoro di Jamila Woods s’intitola Water Made Us ed è il terzo lavoro per l’artista di Chicago, che arriva dalla poesia e approda a una forma scivolosa e mutevole di r’n’b, cesellato da innesti hip hop e spoken word.

Laddove il (buon) precedente Legacy! Legacy! sfruttava la blackness come un’armatura che a tratti poteva risultare indigesta, Water Made Us spoglia completamente la scrittura di Woods e, per questo, la fa risultare brutalmente onesta. Ovviamente, il pantheon di riferimento rimane immutato: si va da Lauryn Hill, Erykah Badu per risalire all’indietro verso Nina Simone, Miles Davis, Betty Davis, Zora Neale Hurston, Muddy Waters, James Baldwin, Basquiat… La novità sta tutta nella pazienza (il disco conta 17 tracce) con cui la poetessa e cantautrice tesse la trama del suo racconto autobiografico.

Liberarsi dalle infrastrutture significa avvicinarsi ancora di più a un approccio trasversale che, per esempio in Bugs, l’avvicina dalle parti di Kendrick Lamar, mentre nel singolo Tiny Garden (che vede il bel feat. di duendita) la porta in zona Frank Ocean, in versione ariosa. Water Made Us è costellato da un sentimento di altruismo diffuso, che si traduce in messaggi positivi e un patchwork di emozioni sincere. Woods (in Send a Dove, Wreckage Room e Thermostat, per esempio) raccoglie i cocci delle relazioni passate e le trasforma ritmi uptempo, gospel accorati o ballate soul.

Costruito insieme a Chris McClenney, il lavoro, oltre al già citato feat. di duendita, vanta la collaborazione di Saba nella prince-iana Practice e di Peter CottonTale nella ballad analogica Thermostat. Fra momenti in cui sembra conversare con l’R’n’b’ contemporaneo di Chance The Rapper (Backburner), altri in cui sopravvive un’anima pop da classifica fra OutKast e Black Eyed Peas (Boomerang, Still), e altri ancora in cui l’approccio è più analogico e tradizionale (si pensi al blues bianco di Wolfsheep, che sembra richiamare Amy Winehouse), Jamila Woods sembra avere trovato l’equilibrio perfetto per far convivere la sua sensibilità poetica con degli arrangiamenti raffinatissimi.

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