Recensioni

6.8

L’attivismo militante, e quel paesaggio nitido fatto di amori, dolori, speranze e rivincite. Il tempo sembra non essere mai passato per Amy Ray e Emily Saliers. Questo One Lost Day segna, a quattro anni dal precedente Beauty Queen Sister, la fatica discografica numero quattordici per le Indigo Girls, in una carriera che va avanti senza freni dal 1985. In quel solco oramai più che consolidato di folk-rock statunitense, le due per l’occasione hanno provato a dare una rinfrescata ai suoni, affidandosi alla produzione di Jordan Brooke Hamlin (Lucy Wainwright Roche) e missando il tutto nello studio in Wisconsin di Justin Vernon.

Voglia di ripartire, di raccontare a loro modo un lungo viaggio, nel segno della tradizione ma senza tralasciare un tocco di novità, talvolta con un’“aggressività” che fa quasi tenerezza. Le tredici tracce sono una piacevole aggiunta ad un folto catalogo di brani dove il personale, il politico e la fantasia si incrociano raccontando persone (Elizabeth) e storie (Alberta) con l’estro e l’esperienza navigata di chi fa questo mestiere da oltre trent’anni.

Ma dicevamo della volontà – in verità mai sopita – di sperimentare soluzioni nuove: ecco allora le sonorità garage di Happy In The Sorrow Key e la rabbiosa The Rise of the Black Messiah, uno dei momenti più intensi e toccanti del disco, brano dedicato ad Herman Wallace e ai “tre dell’Angola” che subirono ingiustamente una reclusione carceraria di 43 anni in condizioni disumane per un omicidio mai commesso. Un’inedita spigolosità melodica che non stravolge né aggiunge contenuti alla formula delle due, ma che ha comunque il merito di provare a muovere le acque.

Le Indigo Girls d’altronde non sono mai state la somma di due parti: le due voci che in un crescendo si uniscono nella solare Southern California Is Your Girlfriend e la lunga ballata personale Findlay, Ohio 1968 sono lì a ricordarcelo. Tutti ingredienti – così come quegli impasti vocali sempre equilibrati, con la dolcezza vocale di Emily alternata a quella più greve di Amy – di una ricetta che non delude né sorprende, ma che si ascolta sempre con piacere.

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