Recensioni

A chi non è mai venuto in mente che le riedizioni e i remastering, a cui è difficile ormai stare dietro quasi più che ai dischi nuovi in uscita, siano la nuova frontiera del business?. Ci si aggrappa a uno zoccolo duro di appassionati e compratori di dischi per cercarsi una nicchia sicura nel mercato liquido di oggi. Se anche le cose stessero davvero così, questo progetto sarebbe comunque un’eccezione. In tutti i sensi. Perché la cura e la passione con cui è stato realizzato spiccano su tutto il resto e si percepiscono come qualcosa fuori dal consueto, come del resto è la band di cui si parla. La Numero Group, specializzata in ristampe di materiale raro e weird, che già si era distinta per operazioni di alto profilo su band di culto dell’indie rock – Unwound e Codeine, mentre su queste pagine abbiamo invece recensito il box sui primi White Zombie – questa volta si è quasi superata. Per qualcosa come sette anni ha tessuto i fili di questo lavoro coinvolgendo direttamente i suoi protagonisti, non proprio la cosa più facile del mondo. Ne è venuto fuori un disco interessante anche per chi conosce bene gli Hüsker Dü e il miglior tributo a Grant Hart, venuto a mancare lo scorso settembre dopo una lunga malattia.
Nel box di 69 canzoni dedicato alla produzione pre SST ci sono pezzi che solo chi aveva vissuto fianco a fianco con la band o visto i loro primissimi concerti aveva ascoltato in diretta, e due album come non si erano ancora sentiti. Due terzi sono registrazioni inedite, frutto di un certosino lavoro di selezione tra gli archivi del fidato amico e fonico Terry Katzman, pieni di nastri che in questi trent’anni invece di andare in giro (e finire magari su internet) non sono usciti da casa sua. Per chi ha in mente la band a partire dalle prime incisioni ufficiali, nella versione new wave del 45 giri Statues/Amusement, episodio più unico che raro del repertorio, e in quella ultra hardcore di Land Speed Record, le registrazioni selezionate con la partecipazione dei tre Hüsker Dü compongono un quadro più ampio e stimolante di quello che erano gli Hüskers nei primi tre anni dalla loro nascita. Emerge il lato punk rock pre-hardcore nelle registrazioni più vecchie e rumorosissime del primo demo e di uno dei primi concerti del lontano ‘79 – con il terzetto insieme da pochi mesi – ma sono soprattutto le session del Northern Lights, la sala prove in quello che era lo scantinato di un negozio di dischi, a raccontarci che sì, Do You Remember? (la traduzione inglese del loro nome) sembra un incrocio tra Damned e Ramones, però accipicchia Sore Eyes è un embrione degli Hüskers successivi che conosciamo bene (la chitarra di Mould è tanto acida quanto punk) e Can’t See You Anymore sono dei Byrds che suonano punk rock (o se volete dei R.E.M. prima dei R.E.M). La melodia non è cosa del poi, insomma, c’era dall’inizio. Se mai ci fossero stati dubbi a riguardo.
Tra i brani ripresi dalle varie cassette figurano versioni più lente dei pezzi poi finiti su Land Speed Record, a testimonianza della progressiva ma inesorabile accelerazione delle performance del trio. Si sente nella stessa Do You Remember?, dal demo del ‘79 alla versione live del luglio 1981, come cambia il ritmo in senso di bpm ma pure di pattern (da un rock and roll più veloce al passo galoppato dell’hardcore). È il periodo in cui i ragazzi di Minneapolis iniziano a suonare in giro per gli States e il Canada con altri gruppi loro pari e si mettono in testa di fare a gara per essere i più potenti e i più veloci. Sul palco, attraverso un set di canzoni tiratissime e senza pause, mirano a una sorta di catarsi sonora, un nirvana acustico, con i droni e le scie di feedback dei loro strumenti capaci di evocare nella mente la trascendenza del free jazz o dei raga indiani (il paragone è di Hart, e ci sta).
A proposito di Land Speed Record, in mancanza del master originale da migliorare, la Numero ha trovato una chicca, praticamente la stessa scaletta registrata a due settimane di distanza che suona meglio dell’originale. Il nirvana acustico diventa anche un nirvana melodico (usiamo la parola nirvana non a caso…) quando nel serrato wall of sound di marca Dü entra di taglio il power pop indemoniato del 45 giri In a Free Land. Siamo a Everything Falls Apart e al suo hardcore, che si apre verso armonie nuove, tirato a lucido per il terzo CD del box. La collezione si ferma quindi all’alba dell’accordo con la SST che avrebbe portato a Metal Circus. E a questo EP gira intorno con alcuni pezzi live, tra cui una versione da brivido (ma ce ne può essere una che non lo sia?) di Diane, uno dei pezzi più emozionanti usciti dalla penna di Hart. Documento, tributo, excursus storico, lo si chiami un po’ come si vuole, ma è qualcosa di emozionante e lontano dalla routine.
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