Recensioni

7.3

La maggior parte degli spettatori che ha approcciato House of the Dragon lo ha fatto con molta diffidenza. Del resto, la delusione cocente per il finale di Game of Thrones, di cui questa serie è spin off, scotta ancora dopo anni. Eppure, a fine prima stagione, possiamo dirlo: House of the Dragon ha superato le aspettative. Questo non significa che sia il prodotto perfetto, anzi, ma è un incipit in grado di tenere lo spettatore incollato allo schermo e di anticipare la guerra civile che si è appena scatenata (da qui in poi la lettura contiene spoiler!).

Ci vuole appena un episodio per realizzare che House of the Dragon non è il Trono di Spade, e che chi si aspettava di trovare le conversazioni machiavelliche tra Tyrion, Varys e Ditocorto sarà rimasto senz’altro deluso. Il primo episodio ci catapulta subito nel Concilio ristretto di Viserys Targaryen, all’apparenza una macchina dove ciascun componente gioca un ruolo già visto. Viene facile, ad esempio, paragonare il vecchio Littlefinger ad Otto Hightower, lo stratega della fazione dei Verdi e Primo Cavaliere del Re. Nulla di innovativo, insomma. Ma superato il pilot, gli sceneggiatori mettono in chiaro le cose: a loro non interessano i sofismi sul potere, la vera battaglia si gioca sul piano privato. Qui la politica la fanno gli affetti familiari, molto più che in Game of Thrones. Tanto che il Trono di Spade appare poche volte in scena, e quando lo fa accoglie un re stanco e malato, un sovrano che è, forse, il personaggio migliore di questa prima stagione. E probabilmente anche il più umano dell’intera saga. Tutto ciò che Viserys fa, infatti, lo fa per tenere uniti i cocci di una famiglia spezzata, e lo fa disperatamente, col cuore grondante di amore per sua figlia Rhaenyra e per sua moglie Emma, che muore di parto nel primo episodio.

Il cesareo di Emma è una scena particolarmente violenta, e non è l’unica scena di parto forte della stagione. Quasi a voler chiudere un cerchio, anche Rhaenyra nell’ultimo episodio partorisce, completamente sola, un figlio deformato. Un dettaglio rappresentativo del ruolo centrale che occupano le donne in House of the Dragon: la serie cerca di offrire un nuovo modello di personaggio femminile, staccandosi dalla violenza o dai nudi gratuiti che affliggevano le donne di Game of Thrones. In alcuni episodi questo sforzo ha avuto un effetto notevole: basti pensare al quarto episodio, quello diretto da Clare Kilner, in cui la regista ha avuto molto rispetto della giovane età delle attrici nel girare le scene di sesso. I nudi mai espliciti, non c’è violenza (anche quando l’esperienza sessuale è un rito obbligato del matrimonio, come nel caso di Alicent).

Altre volte questo sforzo ha avuto un effetto negativo. Ci sono stati alcuni aggiustamenti rispetto all’opera letteraria, cosa necessaria vista la forma enciclopedica di Fuoco e Sangue, ma gli sceneggiatori hanno cambiato anche alcune informazioni importanti e già date nei dettagli, ad esempio il ruolo che gioca Alicent (Emily Carey/Olivia Cooke) nel mettere suo figlio Aegon sul Trono. Nella serie succede più che altro per un malinteso (l’Aegon di cui Viserys parla nel letto di morte, quello che salverà i Sette Regni, non è loro figlio ma il “Principe che fu promesso”, che avrebbe fermato il Re della Notte quasi due secoli dopo). Ma soprattutto sembra essere ignara dei complotti che suo padre, Otto Hightower (Rhys Ifans), ha architettato alle sue spalle. Questa trasformazione di Alicent vorrebbe scardinare lo stereotipo della matrigna cattiva, ma in realtà finisce per riproporre una dicotomia bianco/nero che danneggia da sempre la scrittura dei personaggi femminili.

Da questo punto di vista il personaggio di Rhaenyra è molto più sviluppato e interessante. E ancora più interessante è la coppia incestuosa zio/nipote con Daemon Targaryen, interpretato da un bravissimo Matt Smith. Il suo personaggio sembrava essersi assopito, ma nell’ultimo episodio ha cacciato fuori nuovamente le sue contraddizioni e il suo carisma. A proposito del finale di stagione: un’altra delle indicazioni importanti cambiate rispetto al libro, è la scena in cui Aemond uccide Lucerys, il figlio minore di Rhaenyra che, da ragazzino, gli ha cavato un occhio. Nella serie, Aemond sembra quasi sconvolto dalla sua morte, causata più che altro dallo scontro dei draghi. Nel libro invece non si è trattato di un incidente, Aemond ha ucciso consapevolmente Lucerys. Non è chiaro perché gli sceneggiatori, Martin incluso, abbiano voluto cambiare questo aspetto importante, soprattutto perché stona con l’immagine di Aemond adulto che la serie ha costruito fino a quel momento. Forse è preoccupazione per la guerra a venire, forse un lampo di umanità, la risposta (forse) l’avremo nella prossima stagione.

La fedeltà è rimasta, invece, sui numerosi salti temporali che avvengono nella storia, e che funzionano meglio sulla carta che in tv. Disorientano lo spettatore, e rendono poco credibili le trasformazioni fisiche che coinvolgono solo parte del cast. L’altro dato è che i collegamenti con la serie madre sono pochi, forse solo due (la profezia di Viserys e il suo pugnale), ma occupano poco la scena, citate poche volte nel marasma di conflitti familiari. La cosa ha un aspetto sia negativo che positivo, perché da un lato House of the Dragon ha una personalità tutta sua, con la scena affollata dai draghi così maestosi che (quasi) sempre fanno chiudere un occhio davanti agli effetti speciali non all’altezza di Game of Thrones. Dall’altro finiscono per diventare una goccia nel mare, il cui scopo non è chiaro: perché continuare a parlare del Principe promesso, se ad impugnare la daga che fermerà gli Estranei sarà una ragazza (Arya Stark)? E allora è già telefonata la battuta finale della serie, quando qualche personaggio ipotizzerà che il destino del mondo sarà, perché no, in mano a una donna. Sarebbe anche apprezzabile, se non fosse che gli sceneggiatori di Game of Thrones hanno già confessato di aver buttato nella spazzatura profezie varie senza seguire un percorso coerente nella serie, solo perché «la scelta di Jon Snow sarebbe stata ovvia, volevamo sconvolgere». Lo shock a tutti i costi non sempre funziona, e speriamo che gli autori di House of the Dragon abbiano imparato la lezione. Per ora nessuna scelta narrativa o scena di violenza è stata gratuita, quindi sembra siano sulla buona strada.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette