Recensioni

7.3

MUTANT è il secondo album di Abdellah M. Hassak, noto come Guedra Guedra, progetto di musica elettronica in cui il produttore marocchino intreccia bass music e tradizioni musicali africane. Il suo suono fonde synth analogici, drum machine e registrazioni sul campo raccolte in Marocco, Tanzania, Guinea e in altre regioni africane, frutto dei suoi viaggi alla scoperta di materiali musicali tradizionali.

Esplorando temi di identità, afrofuturismo e decolonizzazione, il produttore costruisce un ponte ideale tra l’eredità musicale africana e le sonorità contemporanee di techno e dub. L’album si configura come un archivio sonoro, in cui ogni brano traccia un percorso tra poliritmi, strumenti tradizionali e vocalità ancestrali, filtrati e trasformati dalla tecnologia. Un vera e propria babele sonora, che nelle intenzioni riflette la diaspora africana e le conseguenze del colonialismo.

La bass claudicante di Renegade incorpora loop di violino chaabi, genere popolare nordafricano, mentre l’irresistibile Calling Out, con la sua ossessività gqom, richiama le celebrazioni paniche di Bou Jeloud sulle montagne del Rif. Ancestralità e futurismi si fondono inoltre in Tribes With Flags, dove lo spoken word di Jihan El-Tahri funge da manifesto: “Imagine yourself as an African archaeologist from the future […] The Pan-Africanism died. Was it strangled, or was it waiting to be revived? Was it Lumumba, Nkrumah, Nasser and Cabral who were misguided, or did we just go astray?”. Il riferimento è ad alcune figure politiche chiave dei processi di decolonizzazione africani: Patrice Lumumba (Congo), Kwame Nkrumah (Ghana), Gamal Abdel Nasser (Egitto) e Amilcar Cabral (Guinea Bissau e Capo Verde). C’è spazio anche per della deep house di classe (Paradigm) e folktronica/idm altrettanto ispirata dalle parti di Andrew Pekler (Enlightenment).

Abbiamo già ascoltato commistioni simili nelle ricerche dei nostri Clap! Clap! o Khalab, ma anche nel giro di NAAFI e Nyege Nyege Tapes. Con MUTANT, Hassak si inserisce in questo filone con un disco da ballare, ma altrettanto efficace in un ascolto immersivo in cuffia. Un lavoro a suo modo politico, senza essere concettuale: il ritmo è al centro, i campioni catturano l’ancestrale senza trasfigurarlo, amplificandone mistero e fascino. I loop, spesso stretti e asfissianti, restituiscono l’urgenza e la tensione del continente africano.

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