Recensioni

6.7

Forse così suonerebbero oggi dei Baustelle più solari e non in fregola spectoriana. Veracemente beat e litoranei. Funky in cromatismi lucenti e un filino ormonali. Con lo stesso gusto per le storie d’amore e morte, ma con più leggerezza e ironia. Questi i Granturismo, alias Claudio Cavallaro e Vincenzo Vernocchi. Il primo, autore di tutti i brani eccetto uno, voce calda e adriatica. Il secondo chitarre che scelgono a campione fra quattro decenni di elettricità da balera, ossia rockabilly, funk, beat, surf. Tutti mescolati in soluzioni pop spesso manualistiche tuttavia efficaci.

Gospel in giugno apre su respiri soul non del tutto liberati; Rivedere lei e Addio tristi lunedì raccontano di eros e thanatos su paradigmi latin-rock che abborderebbero Tarantino e con le stesse liriche di un Bianconi primo tipo anche se meno patologico. E poi le loungerie leggere di una ballad soffusa come Prendo fiato, i Carnifull Trio smaltati della title-track, le giocosità Beatles dei fiati di La tua casa è dove sei felice e ancora il beat puro e corposo di E il tempo va.

Ci sanno fare i Granturismo e qualche decennio fa avrebbero potuto scrivere per gente tipo Celentano o Johnny Hallyday. Peccato che a lungo andare si abbia l’impressione che su queste traiettorie ci sia ben poco da far evolvere. Comunque sia, per chi vuole prepararsi all’estate, ecco un efficace rimedio ai tormentoni a parte spegnere la radio e affogarla nel gin tonic.

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