Recensioni

Dalla schiumata e pastellata malinconia psichedelica di A Love Explosion, passando per gli esperimenti con i suoni d’ambiente (Indian Furs) e la Taranta 2.0 (TRNT), Giulio Fonseca aka Go Dugong ha sempre esplorato a modo suo stati di trance e dissociazione dalla realtà. La grande curiosità per le sostanze allucinogene e i loro effetti, soprattutto in questo periodo di “rinascimento” e di rinnovata attenzione sull’argomento, sono tutt’altro che una novità per il producer, che in tempo di lockdown e dunque di stasi obbligata ha scelto di andare più a fondo nella faccenda, prima studiando sui testi e poi passando direttamente sul campo, tra microdosing di LSD ed esperienze di più lunga gittata per schiudere orizzonti e percezioni. Nel mentre c’era in ballo un altro disco su cui si lavorava, eppure mancava qualcosa. Il cestino, allora, è la più ovvia delle soluzioni, e Fonseca sceglie dunque di ripartire da capo, incidendo da zero un album che rievocasse quei trip.
Sarebbe facile bollare Gianpace – nome ripreso dal rifugio di montagna tra Val Goglio e Val Sanguigno visitato da Fonseca e amici – come l’ennesima operazione new age e di ritorno ai giardini, ma quella dell’artista pugliese non è né una rincorsa all’ambient chic e da salotto, né la posa dell’eclettico da jam session alterata, piuttosto un concept sensoriale tanto lisergico quanto ragionato, consapevole e lucido nella sua trascendenza, alternando con gusto stati liquidi (Contatto) e fragili bolle d’aria (Golden Teacher).
Musica, dice lui, tattile. Da toccare con mano. Pennellando con leggerezza su ampie scale cromatiche, Fonseca accompagna e si fa accompagnare, scambiandosi continuamente di posto tra voce narrante e soggetto narrato in questo percorso d’evanescenza, mantenendo alta l’evocazione melodica, curando con minuzia texture e dettagli del quadro, eppure mantenendo quel senso del groove e organicità (Bosco Lisergico) che dà una spinta in più al racconto sensoriale, un episodio che probabilmente – e giustamente, aggiungiamo noi – non avrà mai un successore. Bravo, di nuovo.
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