Recensioni

7.4

Militante politico, agitatore culturale e artista poliedrico di Lampedusa, Giacomo Sferlazzo costruisce un lavoro complesso e impegnato, non solo politicamente ma anche linguisticamente; una vera e propria arma non violenta scagliata contro il progredire di un presente mercificato che corrode lo spazio vitale. Un’intenzione di grande respiro veicolata da un titolo che si riferisce al Mediterraneo come spazio politico, fisico e culturale, nonché campo d’azione carico di significati – Marinmenzu in dialetto lampedusano vuol dire sia mare in «mezzo» che «mare immenso».

Il tutto suonato assieme a un ensemble di spessore, capace di sorreggere in modo distintivo e con grande impatto la particolare scrittura del Nostro: il free jazzista e improvvisatore Jacopo AndreiniPeppe Frana, il trombettista statunitense Charles Ferris, il percussionista tunisino Marzouk Mejri, il sassofonista partenopeo Daniele SepeChiara Locardi degli Enfance Rouge, Matteo Bennici, Antonio PutzuPiero Spitilli e Michelangelo Severgnini.

Un ampio utilizzo del linguaggio a partire dai due lunghi poemi protratti con incedere progressivo: La leggenda di Andrea Anfossi, cantata in ottave di endecasillabi e popolata da schiavi, eremiti, madonne e corsari, che si muove sul crinale di musica tradizionale e forti influenze mediorientali. Un suono non di facile ascolto ma ricco di infinite sfumature che si dipana tra ballate acustiche, frammenti bandistici, inserti teatrali e suggestive progressioni etniche. Mentre Live in Alivi, recitata su un riuscito mix impro di free jazz e afro-beat, attraverso il racconto dello sradicamento degli ulivi in Palestina praticato dall’esercito israeliano, accende un faro su una guerra asimmetrica protratta da anni contro il popolo palestinese.

Notevole l’intelligenza interpretativa di Sferlazzo, una vocalità che con maestria utilizza italiano e dialetto – canta, recita e racconta come un cantastorie moderno – riuscendo a dare il giusto peso ad ogni successione. Una pregevole capacità che anima anche il suggestivo spoken word Come un mare gravido di sogni, ben sorretto dall’elettronica di Andreini, dalla tromba di Ferris, dal basso di Spitilli e dal violoncello di Bennici, e che vede la partecipazioni di Luca ‘O Zulù Persico dei 99 Posse a scrivere linee interessanti («Non permetterò che il futuro venga scritto da chi non sa scrivere / non permetterò che il passato sia riletto da chi non sa leggere»). Un originale racconto di Lampedusa e delle sue odierne contraddizioni che mette in luce l’altra faccia del benessere favorito dal turismo, ovvero l’adorazione del denaro in favore dell’appiattimento sociale e culturale: «Troppe schedine, troppa cocaina, troppi soldi, troppi noleggi, troppe pizzerie, troppi alberghi», recita Sferlazzo nel brano.

Da qui il passo è breve a dare realmente voce ai migranti senza limitarsi a parlarne in modo approssimativo come fa spesso la pubblicistica: Give me the oil and take the slaves porta in musica gli audio-messaggi spediti tra il 2018 e il 2020 a Severgnini da ragazze e ragazzi africani subsahariani prigionieri in Libia, per il progetto Exodus – fuga dalla Libia. Chiude Lac, poesia scritta dal cantautore lampedusano e tradotta in francese da Gérard Gourmel, che vede l’interpretazione della Locardi su musica da lei stessa arrangiata, un’elettronica povera di grande effetto, composta con suoni campionati di lavatrice e percussioni che rimanda alle rapsodie meccaniche di Francesco Currà.

Marinmenzu veicola la capacità di usare l’antico, con tutte le sue preziosità arcaiche, ma per rileggere il presente con sguardo attuale, travalicando epoche e contenendole tutte nelle parole utilizzate con attenzione e visceralità. Un album rivoluzionario in molteplici sensi e che non si accontenta di storie edulcorate e suoni facili.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette