Recensioni

Il nome Gaswar sulle prime non dirà molto al lettore ma fidatevi: questo trio rappresenta indubbiamente il sogno bagnato di molti ascoltatori fulminati sulla via del noise-rock negli anni novanta. Avete presente due delle band più devastanti dell’etichetta più devastante del noise-rock primigenio? Quella fondata da un ex marine in fissa con la grafica per copertine? Sì, esattamente. Stiamo parlando di Tom Hazelmyer e della sua Amphetamine Reptile e le due band a cui facevamo riferimento non sono che i Cows e gli Hammerhead. Gaswar è infatti la nuova incarnazione che Kevin Rutmanis dei primi (fondatore e bassista, poi con Melvins e Tomahawk) e Apollo Liftoff (al secolo Paul Erickson) e Jeff Mooridian dei secondi hanno messo su per dare continuità a quelle brutture soniche che erano usi a trafficare ai tempi andati. E Girl Vanishes On Way To Jive Club, esordio lungo per l’austriaca Rock Is Hell, è un concentrato di spie al rosso e devasto sonoro che annulla i 30 anni abbondanti che ci separano dai 90s rumorosi e ci riporta a quell’età aurea. Anzi, è proprio totalmente addentro a quegli anni perché proprio di un disco di quegli anni lì si tratta, essendo stato registrato nel 1999 durante lo iato che le case madri si erano prese (per i Cows, purtroppo, di iato definitivo si trattò) dopo aver condiviso un tour in cui gli Hammerhead aprivano proprio per i Cows.
Fornite le coordinate è facile intuire cosa aspettarsi da un disco del genere. Qualcosa ormai totalmente fuori moda, legato visceralmente al contesto in cui è stato concepito, all’humus in cui è germinato eppure in grado di spettinare e sconvolgere ancora oggi che di musica, anche estrema, ne è passata sotto i ponti. L’opener Get Down Moses è tutto groove e distorsione, voci sfatte e drumming incessante, con quel quid di disfattismo e, insieme, follia che ha sempre caratterizzato le band originali. L’alienazione di Memories Of Stem o il procedere sconquassato di Lion, i clangori da era industriale al collasso di Father Complex And The Solution e il maelstrom di Debra Had Never Felt So Dirty In Her Life sono dimostrazioni più che di un genere ormai più che codificato e, aggiungerei, canonizzato, di una attitudine alla musica che prevede e prevedeva rumore, fastidio e visceralità. Per nostalgici, ovviamente, ma anche per nuovi orecchi desiderosi di acufene e devasto da un’era ormai irripetibile.
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