Recensioni

7.3

Ci avevano provato nemmeno un mese fa con David’s Town, un vinile limited per il Record Store Day in cui realizzavano una fake-compilation in 11 canzoni travisandosi in altrettante inesistenti formazioni di fine 70s della altrettanto fantasiosa città inglese di Byrdesdale Spa. Ora, col terzo, ufficiale album ci riescono in pieno. A far cosa? A cimentarsi con quanto di più lontano possa esserci dall’etica e dall’estetica di un gruppo punk come è quello canadese: la rock opera!

Proprio quell’elefantiaco esercizio di stile e tedio che affossò i dinosauri del rock (prog, grosso modo) degli anni settanta sotto i colpi della feroce immediatezza dei recalcitranti punk, tutti rabbia e tre accordi, viene ora riesumato dal sestetto con massimo impegno, seriosa dedizione e dovizia di particolari. Cinque personaggi – David Eliade, Veronica Boisson, Vivian Benson, Nick Fenstle e il narratore Octavio St. Lauren – che si muovono lungo i quattro atti (le quattro facciate del doppio vinile) in cui sono suddivisi i 78 minuti necessari per narrare le (dis)avventure del David che da il titolo all’album. Una parabola di amori perduti, depressione, guerra, sensi di colpa e follia trasformata in racconto morale per i tempi moderni e ambientato proprio nella succitata città industriale inglese che si avvale della macchina da fuoco targata Fucked Up. Il solito punk emozionale, melodico, possente, weird e sfranto in cui però qualche slittamento qua e là c’è: sul versante strumentale si notano addirittura slanci da british indie-punk mentre su quello vocale una maggiore eterogeneità oltre ad una vena decisamente più melodica, complice soprattutto la voce femminile che spezza il tran-tran del solito timbro roco di Damian “Pink Eyes” Abraham.

Una stramberia che conferma i sei canadesi come la più ambiziosa, eccentrica e potente punta di diamante del punk del terzo millennio.

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