Recensioni

6.0

Il passaggio da backin’ band a “front” band non è mai particolarmente semplice, però la Storia, che è fatta per smentirci, ci insegna che in passato non è proprio andata malissimo ad alcune di queste compagini. Pensiamo per esempio ai musicisti dietro al Dylan del periodo aureo che poi presero i voti sotto il nome The Band, ma anche a quei turnover di lusso di gente come Steely Dan, Donald Fagen e Michael Jackson che formarono i (tanto amati dai riccardoni) Toto e, perché no, la nostrana Premiata Forneria Marconi, importantissima per De André e la sua Buona Novella.

Storia simile si può raccontare nel caso dei Free Nationals, da qualche tempo ufficiale braccio armato di Anderson .Paak. Arrivati al disco d’esordio dopo diverse esperienze maturate anche in tour con Beyoncé, Jose Rios (chitarra), Ron “T.Nava” Avant (tastiere), Kelsey Gonzales (basso) e Callum Connor (batteria) si lanciano in tutto ciò che amano suonare e fa friccicà er core, ovvero in una girandola di generi e stili che pesca di tutto, da Stevie WonderErykah Badu, mostrando senz’altro eclettismo da vendere ma anche i limiti che spesso s’accompagnano a proposte del genere.

È proprio l’estro camaleontico della funky retro-soul band, passata nel giro di due anni dal suonare ai matrimoni allo stardom, a risultare il maggiore limite del disco, troppo confuso in alcuni momenti e poco a fuoco in altri. Si salvano non tanto gli episodi da cui ci aspettavamo di più (uno su tutti Time, con il compianto Mac Miller e Kali Uchis) ma il rilassato soul/r’n’b di Beauty and Essex con la partecipazione di Daniel Caesar e della Unknown Mortal Orchestra, oppure Shibuya e Apartment, rispettivamente con Syd e Benny Sings, che sono poi, alla fine dei giochi, le tracce meglio strutturare del lotto. Viceversa la wonderlandia di Gidget, che vede la partecipazione di .Paak in persona, non decolla particolarmente, anzi, sembra quasi uno scarto dalle session di Ventura.

Se da sideband i Free Nationals danno il meglio, da vera e propria band, al netto del mestiere e degli effetti speciali, zoppicano un po’. Sarà la voglia di dimostrare di essere più dei guardaspalle di .Paak, sarà la voglia di far vedere a tutti di saperci fare, ma siamo ben lontani dalla memorabilità.

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