Recensioni

7

Non cala affatto la furia dei Fratelli Calafuria stando a quanto si ascolta nell’opener Pezzo Giallo: 2 minuti e poco più di furia cieca fatta di ampli al rosso e vocals in modalità screamo meets nonsense lirico e suburbano. A ruota, Fare Casino, ovvero l’electro-rock iper-vitaminizzato dei dimenticati Death From Above 1979: stesso frullatone di analogico e digitale e stessa forsennata corsa a superare ogni possibile limite, messi però al servizio di un anthem da chiamata alle armi tardo-adolescenziale al grido di “bisogna fare casino!”.

Adrenalina a pacchi e atteggiamento tra l’amara disillusione e il sarcastico nei confronti del mondo esterno (in stretto ordine alfabetico ci fanno sapere i due che i testi parlano di “amore, cassette, cose complicate, disordine, disastri, giallo, luoghi comuni, Milano, radio fm”) fanno di Musica Rovinata uno spietato e folle sguardo lucido/ludico sull’attualità. I due fratelli (Andrea Volontè e Paco Vercelloni) mischiano e stratificano punk, funk, jazz, noise, no wave, electrock con una predisposizione collagistica e massimalista che fa il paio con le aperture melodiche delle vocals, sempre sul filo del calembour pesante o dello scazzo in modalità ironico-giovanilistico. Che alla fin fine non si capisce bene se ci facciano o stiano semplicemente prendendoci tutti per il culo.

Probabilmente la seconda, ma cambia poco: Musica Rovinata è una centrifuga di rock alto e basso alla maniera di un Patton sanbabilino o di uno Zappa sboccato e punkish cresciuto nell’ovattato e sopravvalutato mondo del rock fichetto italiano. È tutto eccessivo, tirato ai massimi livelli, pronto allo strappo, ironico, schizzato e crudo nella musica dei Calafuria bros. Cosa che ci piace assai.

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