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Ci sono dischi che sono l’esito d’incontri fortunati e unici. Sicuramente la collaborazione fra tre personaggi come Marco Deplano (Wertham, Caligula031), Richard Leviathan (Ostara, Strength Through Joy) e John Murphy (Knifeladder, Last Dominion Lost, SPK) non poteva che produrre un capolavoro come Bury Me Standing. Benedetti da una luce spirituale che va oltre semplice la materia musicale, il trio inizia a collaborare alla fine degli anni Novanta sotto la sigla Foresta di Ferro. Il progetto nasce sotto l’ala protettiva della celebre label Hau Ruck! e, oltre al full-length che va sotto il nome di Bury Me Standing (2003), il trio realizza soltanto un 7″ dal titolo programmatico Combat Folk (2003), un doppio 7″ con i Nový Svět (Bulli e pupe del 2002) e un 10″ con Varunna (Millenni del 2005).

Oggi, a quasi vent’anni dalla nascita del progetto, la romana Trips und Träume ci fa un grandissimo regalo ristampando per la prima volta in vinile Bury Me Standing. L’album è un classico del neofolk/martial industrial e sicuramente, per tutti gli appassionati di queste sonorità, non ha bisogno di presentazioni. A tutti gli altri, invece, bisogna dare qualche spunto di riflessione per l’ascolto (o il riascolto) di un lavoro che, nelle parole degli stessi autori, è una sorta “d’immaginario docu-drama sulla fede, la sfortuna e il fanatismo (sopratutto ideologico) che ha attraversato il XX secolo”.

La prima parte del disco si apre con due brani, Bury Me Standing e Harmony Of Pen And Sword, sotto il segno di un dark ambient marziale che si pone nel solco di quanto stavano realizzando al tempo artisti come Der Blutharsch. Del resto fu proprio Albin Julius, mente dietro al progetto austriaco, a fondare la HauRuck!. Harmony Of Pen And Sword è ovviamente un riferimento al grande scrittore giapponese Yukio Mishima, al suo martirio e sacrificio tramite il seppuku rituale. Con Oak Leaf entriamo nel cuore del lavoro attraverso un pezzo alla Strength Through Joy che si muove nell’ambito di un neofolk melodico, dove la fa da padrone la splendida voce di Richard Leviathan. Forse è uno dei momenti più riusciti del disco, assieme all’ottima cover degli Ain Soph, Kshatrya (la casta guerriera della società vedica-indù).

In Kshatrya, tra un magma di rumorismi industriali realizzati da John Murphy e campionamenti in cui possiamo ascoltare un’ode ad Adonai (“Mio Signore” in ebraico), Deplano, citando Julius Evola, grida “Fedeltà è più forte del fuoco, rialzarsi, risorgere, creare una forma e un ordine, in piedi tra le rovine, scegliere la strada più dura, forgiare il nostro coraggio, rinati fino nel sangue, forti del nostro onore”. Il brano lavora su accostamenti forti che non hanno mancato di far discutere all’epoca ma, del resto, il genere del neofolk vuole solo farsi specchio delle tensioni esistenti e non ha in mano risposte, ma solo (provocatorie) domande. In questo senso, si pone anche il fervore religioso delle tre religioni monoteiste messo in scena in Militia Christi e, soprattutto, nella marziale On the Marble Cliffs, dove, dopo una scarica di tamburi ad opera di Murphy, alla fine Deplano e Leviathan esclamano “Jerusalem has become a ghetto”.

La ultime gnot rappresenta la caduta di Berlino, il trauma e la distruzione che è conseguita in Europa. La stessa copertina dell’album è la foto di un murales di Berlino. Si tratta di “Wandbild Aufbau der Republik”, dipinto tra il 1952 e il 1953 da Max Lingner, artista tedesco della DDR. L’immagine è un classico esempio d’arte di propaganda. La visione futurista, idilliaca e un po’ inquietante della Germania comunista è dipinta sulla Detlev-Rohwedder-Haus, una costruzione d’epoca nazista voluta da Herman Goering in persona.

È con l’ultimo brano che il viaggio della Foresta di Ferro si compie. Seppelliscimi in piedi è una traccia da brividi, probabilmente dedicata a chi scelse di morire in piedi guardando il colle Gianicolo. Nella canzone Deplano recita: “Seppelliscimi in piedi quel giorno / prima o poi io farò il mio ritorno”. Con la ristampa di Bury Me Standing Deplano ha finalmente mantenuto la sua promessa.

 

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