Recensioni

Dopo l’uscita del malinconico esordio Abbandono (2013), a cui è seguito a distanza di soli cinque mesi Paura (2014), Felpa, l’alter ego di Daniele Carretti (OfflagaDiscoPax), torna il 7 ottobre 2015 con Felpa in inglese, un EP di cinque cover in lingua inglese registrate, mixate e prodotte dall’artista stesso fra le mura domestiche. La scelta di realizzare soltanto 77 copie fisiche di questo disco conferma lo spirito di nicchia del progetto, e forse anche la sua intenzione di mantenere stretti i rapporti con un’audience limitata, tale da poter comprendere e recepire al meglio i contenuti e le forme dei suoi lavori artistici.
Felpa in inglese tocca cinque decenni diversi, facendo avanti e indietro attraverso epoche in progressiva evoluzione. Si parte con The Arcane, brano del 1984 contenuto nell’EP The Garden of the Arcane Delight dei Dead Can Dance: la drum machine accompagnata da un dolce arpeggio elettronico introduce la chitarra nostalgica e cinerea, che aspetta l’entrata della voce, riverberata tanto da parere lontana e molteplice. Si fa poi un balzo in avanti di nove anni con gli Slowdive e la loro Altogether, rivisitata in chiave più intimista e slowcore, dove la chitarra tesse caldi tappeti languidi. Il terzo pezzo, Storms, è invece firmato dai Fleetwood Mac del 1979, una grande fonte d’ispirazione per Daniele grazie al velato fondo di mestizia che caratterizza numerose loro produzioni. Anche qui sonorità elettroniche placide si conciliano con la voce pacata di Felpa, mentre la ritmica, più fredda, scandisce il tempo. È poi il momento di St.Vincent e della sua Severed Crossed Fingers, uscita nel 2014, una delle canzoni degli ultimi tempi a cui l’artista reggiano si sente maggiormente affine, una ballad che guarda in terra con un gusto d’amaro in bocca. Conoscendo Daniele, però, non sarebbe stato degno del suo nome un disco di cover in cui non figurasse almeno una traccia presa dall’universo degli americani Low. La prescelta, tra le tante, è Sunflower, registrata qui con il minimo utilizzo di strumentazione: sintetizzatore, chitarra corposa e voce, un tris in grado di imbastire un’atmosfera fitta e dream, coerente con la conclusione dell’EP.
Felpa non va mai sopra le righe e, al contrario, continua ad essere quella creatura gentile e timida del debutto, magari ancora poco incline ad aprirsi a troppa gente, ma che ha trovato il coraggio di plasmare a sua somiglianza cinque tasselli del suo passato e presente con una sensibilità più unica che rara.
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