Recensioni

Quarto disco solista per Eric Chenaux, questa volta in senso letterale. Abbandonato il Ryan Driver collaboratore nel precedente – e riuscito – Warm Weather With Ryan Driver, il musicista canadese decide di fare tutto da sé. E imbracciata la chitarra, mette in fila nove brani sospesi in un limbo di avant-folk ricolmo di armonie strumentali e solcato dal consueto cantato etereo un po' à la Iron & Wine (Put In Music).
Si procede per libere associazioni in Guitar &Voice, tra un Jimi Hendrix in naftalina (Siliabh Aughty) e certe cadenze lounge-jazz à la Chet Baker (Dull Lights), interpretazioni personali di un'ambient-psichedelia artigianale (se al posto delle chitarre di Simple/Frontal, Genitalia Domestique, Glitzing For Stephen Parkinson e Le Noveau Favori ci fosse stata una cornamusa, l'effetto sarebbe stato grossomodo lo stesso) e parentesi acustiche (However Wildly We Dream). Assorbiti da un mood raffinatissimo e a suo modo onirico che nei brani cantati (su tutti l'iniziale Amazing Backgrounds) tocca un blues-soul epidermico niente male.
In un disco come questo sono le idee a fare la differenza, non solo come riesci a gestirle (Bill Frisell docet): Chenaux, oltre ad assestare qualche buon colpo, per almeno un paio passaggi è piuttosto bravo a farti credere che tutto proceda per il meglio. Poi nasce una certa stanchezza e tutto sfocia in una rassicurante abitudine.
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