Recensioni

Avere gusto in fatto di ascolti non sarebbe la stessa cosa senza l’Ed Sheeran di turno a rappresentare il peggio, tutto ciò che la musica non dovrebbe essere. Quindi lunga vita a Sheeran, fenomeno di cui negli ultimi anni si è detto di tutto, a partire dalla più universale delle domande: perchè? Ovviamente non è qui che daremo la risposta, anche perchè il cantante inglese autore di Perfect e Shape Of You potrebbe davvero essere il terminale fisico in cui è insita una qualche importanza cosmica (o, al contrario, potrebbe semplicemente avere avuto culo).
No.6 Collaborations Project non è però il classico disco con cui un artista conosciuto oramai a ogni latitudine approfitta della conclamata fama internazionale per continuare a mietere profitti. Intendiamoci, non è neanche un lavoro che vuole passare inosservato, ma a suo modo è coraggioso (per quanto un aggettivo del genere possa essere accostato al rosso compositore di Halifax), laterale rispetto alla sua discografia, oltre che in linea coi tempi (il che, al giorno d’oggi, non è cosa di cui andare particolarmente fieri). Coraggioso perchè invece di riprendere il discorso interrotto con il pluridecorato ÷ Divide, pubblicato due anni fa, si ricollega direttamente a un EP semidimenticato risalente al 2011, periodo in cui Edward Christopher era ancora un musicista rampante, indipendente e alla ricerca di un contratto. Stiamo parlando di No. 5 Collaborations Project, raccolta di otto tracce zeppe di feat. di musicisti che – come lo stesso Sheeran – all’epoca erano in cerca di affermazione.
Qui ovviamente il livello delle partecipazioni è un tantino più elevato in fatto di notorietà: al posto di Devlin, Wiley, P Money o Mikill Pane ci sono rapper della vecchia scuola come Eminem e 50 Cents, nuove stelle del genere come Chance The Rapper, PnB Rock e Khalid, campioni del pop mondiale come Justin Bieber e Bruno Mars, maghi dell’elettronica come Skrillex e voci come quelle di Ella Mai e Yebba (scoperta proprio da Sheeran un paio di anni fa e messa sotto contratto con la sua etichetta). Ovviamente, sullo spessore artistico dell’intera faccenda sorvoliamo; da segnalare c’è solo che l’album si rispecchia nelle mode odierne a base di playlist e dischi affollati di ospiti e che, di conseguenza, si caratterizza per un ampio ventaglio di stili e influenze figlio – appunto – del calderone di collaborazioni messo in piedi. C’è molto rap, chiaramente, ma anche curiosi esperimenti hard&heavy come la conclusiva BLOW (con Chris Stapleton e il succitato Bruno Mars), nenie hip-hop dagli echi africaneggianti come l’opening Beautiful People, ballate dal tocco latino e dai richiami blues come South Of The Border (con Camila Cabello e Cardi B), sinistri passaggi trap iper-autotunizzati come Antisocial (con Travis Scott) e lussuriosi episodi R&B come I Don’t Want Your Money (con H.E.R.).
Insomma, i motivi per cui Sheeran riempie gli stadi rientrano nel campo dell’ignoto, ma il nostro compito resta pur sempre quello di esprimere un giudizio – in questo caso negativo – non certo quello di spiegare i segreti dell’universo.
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