Recensioni

Hard Core di Diego Nozza vuole essere, nelle intenzioni, un’introduzione al punk italiano degli anni Ottanta, come del resto recita senza indugi il sottotitolo posto in copertina. È in effetti lo è, ma non solo. Il libro è buono sia come viatico, come campo base da cui partire alla scoperta di un panorama ampio e insidioso, sia come punto di arrivo, ottimo riassunto per coloro che vogliono solo prendere visione di ciò che è accaduto nell’Italia musicale underground tra i Settanta e gli Ottanta.
Il lavoro è strutturato in maniera semplice quanto lineare. A una parte introduttiva nella quale viene descritta in modo complessivo la scena di quegli anni, seguono mini biografie di un numero considerevole di gruppi, suddivise in modo ragionato tra prima e seconda ondata. Una linea di confine necessaria per guidare il lettore tra le formazioni che hanno sviluppato un’attitudine punk prettamente esterofila e altre che sono state in grado di erigere una tessitura culturale, musicale e politica tipicamente italiana. Band elencate in rigoroso ordine alfabetico, tra le quali troviamo nomi dimenticati o marginali, altri più famosi (i Gaznevada o le Kandeggina Gang di Jo Squillo), altri ancora che non sono mai arrivati a incidere dischi pur contribuendo a fomentare la scena. Un orizzonte, quest’ultima, multiforme, spontaneo, nel quale non era semplice muoversi vista l’assoluta mancanza di fondi a disposizione e le difficoltà nel coprire le distanze (e dunque relazionarsi in maniera costruttiva con altre realtà), caratterizzato dall’esigenza di creare (e in certi casi occupare) spazi di libertà espressiva come i centri sociali.
C’è dunque una storia in questo libro, che emerge grazie alle descrizioni, a volte brevissime, dei singoli gruppi. Un puzzle multiforme che regala uno scenario singolare e ben definito solo dopo aver messo insieme tutte le tessere.
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