Recensioni

Al diavolo inseguire i trend. Mentre chiunque oggi non vedrebbe l'ora di mettere le mani sulla pentola d'oro della female deep (sempre più battuta, vedi In Da Club #10 e #12), Deniz Kurtel, la stessa che quell'onda ha contribuito a definirla, ritorna al primo amore Wolf + Lamb e nel sophomore volta le spalle al clubbing puro spiazzando tutti. The Way We Live esce a nome Deniz Kurtel & The Marcy All-Stars, non è (solo) il seguito estetico di Music Watching Over Me e non è (solo) un album deep house, ma uno studio di alta ingegneria che coinvolge tutta la crew Wolf + Lamb: Pillow Talk, Tanner Ross, Kenny Glasgow degli Art Department, Soul Clap, Voices Of Black e il boss Gadi Mizrahi, presumibilmente il vero burattinaio della svolta.
Il cambio di mood è vistoso: il club è tenuto a debita distanza e il baricentro si sposta sul piano delle suggestioni, disegnando un trip denso e serioso fatto di stimoli prevalentemente mentali. A ben vedere gli umori deep ci son tutti, il cantato soul di spessore di You Know It's True, la passione bassline di Love Triangle, le fascinazioni acid di Thunder Clap, ma è come se in fase di premaster una mano fosse calata dall'alto e abbia cancellato i 4/4, sostituendoli con un pattern downtempo morbido e seducente, trasformando il sound in un gioco di specchi che incrocia svariati riflessi pur mantenendo uno scarto stilistico netto da ogni altra cosa in circolazione.
Il massiccio utilizzo di Roland sia per le tastiere che per le drum machine testimonia la regolare attenzione della Kurtel verso le radici del suono house, ma il disco offre una raffinatezza di composizione che va oltre. A tratti sembra trip-hop come lo farebbe uno specialista deep (Right On fa riemergere i Massive Attack di Angel), altrove una versione buia e dismessa dei Mantronix essenziali di fine '80 (Blackness). C'è funk (quello sottile e aggraziato di Safe Word), jazz (quello acid- che volge al lounge di The Beat Drops), intelligent (The Way We Live, che placida e sommessa incrocia ambient, cosmica e Ninja Tune) e tutte le sfumature dolci fatte per l'ascolto in cuffia, ma c'è anche la profondità dub techno che farebbe un Deepchord (Hypocrite), il soul impegnato e indefinito degli Art Department (Don't Wanna Be) e quel timbro electro-techno aristocratico che rimanda a Kraftwerk e Cybotron (I Knew This Would Happen, che nel frattempo accoglie anche i modelli electrofunk di Jimmy Edgar).
Qualsiasi paragone con altri artisti dance mossi da intenzioni analoghe risulterebbe fuori luogo (la mossa acustica di Apparat? La svolta emozionale di Trentemøller? Il classicismo senza tempo di Robert Owens?) e alla fine, paradossalmente, il disco più vicino a The Way We Live è In Time di Amirali, proprio l'ultima voce emessa in parallelo dai rivali di Crosstown Rebels. Ancora una volta parliamo di sottrazione e distacco dalla dance esplicita, di induzione del mood e mascheramento sotto un profilo più accessibile, di ampliamento della fruibilità e facilità d'assorbimento. La sfida cardine del 2012 è riuscire a rivolgersi a ogni tipo di pubblico e, tra tutte le mosse che riescono nell'intento, questa finora sembra la più elegante. Dalla Wolf + Lamb il messaggio è chiaro: non solo professionisti del dancing, ma producers d'alta classe a 360 gradi.
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