Recensioni

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Un 2018 pieno, quello di David August, che a sei mesi da DCXXXIX A.C. tira fuori un nuovo album d’inediti. A differenza del predecessore, però, questo D’Angelo di tracce ne contiene solo sei e non venti e passa. Sei brani che non mancano comunque di esplorare più territori e ribadire l’afflato trasversale del DJ e produttore di origini italiane, nato ad Amburgo ma di base a Berlino, che si muove ancora una volta tra house, R&B, techno, ambient, noir jazz, post-rock ed elettronica anni ’80, con un tocco leggero, raffinato, minimale e introspettivo, facendo suonare fresche sonorità già ampiamente battute ma non per questo esaurite nelle loro riserve. Del resto, per lui, «cercare di creare un nuovo linguaggio dal nulla è sinonimo di puro egoismo». Anche Solomun si accorse del talento del giovane producer e compositore, tanto che nel 2013 fece uscire sulla sua etichetta il suo disco debutto Times.

Anche perché per arieggiare gli ambienti, ad August basta rispolverare la propria formazione classica. Un bagaglio da cui attinge anche per via dei legami familiari (la madre è natia di Palestrina, un comune in provincia di Roma dove spesso fa ritorno) e gli consente di stabilire connessioni tra la modernità della sua musica e l’antichità della cultura italiana e della mitologia greca. Nascono così brani ora ispirati al mito di Narciso, ora concepiti come fossero colonne sonore realizzate in presa diretta dei dipinti di Michelangelo e Caravaggio (un titolo come Life Of Merisi è abbastanza esplicativo in tal senso) oppure come rintocchi a scandire i versi della Divina Commedia, con testi impostati a mo’ di dialoghi immaginari con Dante. Non solo. Nella tracklist troviamo anche un brano che s’intitola Florence. Non a caso il disco è stato registrato proprio in Italia.

I brani sono costruiti tramite sovrapposizione di strati, chitarre risonanti, groove di tastiere, un basso ritmato e voci filtrate – ma non per questo poco sincere – che si perdono tra riverberi ed effetto hangar e si confondono in mormorii, respiri, mugolii. Il tutto modellato con la sensibilità di chi si usa la musica pop per riprendersi le radici.

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