Recensioni

In altre recensioni ci è già capitato di ragionare sulla musica fatta da giovani per giovanissimi. In alcune abbiamo affrontato quello che possiamo chiamare indie-adolescenziale, come nel caso del disco d’esordio dei Sun Club intitolato Dongo Durango, in altre ci siamo confrontati con l’ultima trovata ultra-pop di Justin Bieber. In questi, come in altri casi, assumiamo sì il punto di vista della categoria sociale a cui questi goliardici musicisti vogliono riferirsi, ma senza dimenticarci della qualità e delle novità che essi possono (o non possono) portare alla musica tout court. E se è vero che «nel pop tutto si ricicla», è vero anche che il discorso vale per tutti i derivati: electro-pop, indie-pop, e via dicendo. Specialmente se parliamo di musica destinata ad adolescenti che, a maggior ragione, necessitano di note semplici da captare, strutture facili da capire.
In questo caso esaminiamo i Cub Sport, band australiana alle prese con indie-pop, tastiere e ritmi anni ‘80. Il nome della band era Cub Scout, ma l’Associazione Nazionale Scout Australia li ha ammoniti tramite lettera ufficiale per la similarità nella denominazione – sto immaginando un ambasciatore in calzoncini corti e fazzoletto al collo che bussa alla porta della sala prove e che legge la missiva vergata su pergamena, con l’obbligo di modifica del nome della band. Tralasciando la parentesi ricreativa sulla storiella del nome della band, ci troviamo davanti un terzo EP che precede l’uscita di un vero e proprio LP intitolato This Is Our Vice. Il primo, Told You So, seguiva scie di indie-pop tropical, materiale che si è trasformato in electro-pop anni ’80 del secondo EP Paradise. Con Only Friend i clichè 80s si moltiplicano e le riprese funk alla Bruno Mars diventano il fulcro di queste cinque tracce, con frammenti sonori e chitarre che fondamentalmente abbiamo già sentito troppe volte, perlomeno così riproposte.
Non sarebbe così fuori luogo pensare che l’influsso dei Tame Impala abbia inciso sulla musica australiana e sui Nostri, almeno sul modo di usare chitarre e tastiere; forse anche per il contributo psichedelico, che qui notiamo soprattutto nelle immagini del video realizzato per il singolo Only Friend. Questa, per altro, è la canzone più riuscita del pacchetto, quella con il maggior potenziale. Le altre tracce, purtroppo, non mostrano un vero climax e rimangono abbastanza piatte, come nel caso di It Kills Me e Simmer. Brani molto eterogenei nello stile, come se i Cub Sport stessero ancora cercando la loro strada all’interno del marasma dei potenziali generi musicali. Si percepisce la natura acerba della loro produzione, nonostante ci siano capacità creative interessanti alla base.
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