Recensioni

Torna in Italia la fiorentina Quindi Records e pubblica (sicuramente) la sua prima cassetta e (a memoria, ma la memoria si sa, è fallace) il suo primo artista italiano (Fortunato Durutti Marinetti fa categoria a parte), nello specifico pure concittadino seppur di stanza a Torino. Sia come sia Cosimo Querci sembra apparire dal nulla con questa sua psichedelia acida e insieme ipnotica, cavernosa come l’impronta dub che qua e là riemerge e si inabissa, iridescente come una stroboscopica in slow motion, riverberata come fosse l’ultima eco della bellezza in un mondo in disgregazione.
Cinque tracce, tutte piuttosto lunghe e articolate che filtrano tante traiettorie sonore diverse – il songwriting, il dub, il motorik, l’hypnagogic pop, ecc. – e tutte elaborate in splendida solitudine (della partita, “giocata” in ritiro in un casolare toscano, è solo Walter Bellini a batteria e percussioni: il nostro suona dodici corde, organo, basso e, ovviamente, canta), che ci dicono di un orizzonte sonoro molto ampio e vario pur nella generica fedeltà a una idea musicale ben chiara.
L’incipit à la Manuel Gottsching unito alle profondità del dub di Telepatica Pretesa, le ariose melodie vocali da cantautorato seventies affogate in una selva di suoni iridescenti e sfuggenti di Rimanemai, Nina Ferale, sette minuti abbondanti in cui si intrecciano e richiamano l’ambient spirituale da freakettoni anni ’70 (qualcosa che sta tra Tofani e la Natural Information Society) e il motorik krauto alla Klaus Dinger, la predilezione per la reiterazione e la circolarità oltre che per la dilatazione che segna i dieci minuti di Caotico Drammatico, il retro-experimental-pop malinconico e liminale di Manina Nera sono le testimonianze – ma vi assicuro che a mettersi lì, si potrebbero trovare altrettanti input e tutti diversi – di una idea musicale, come si diceva sopra, piuttosto ben definita: offrire una sorta di cantautorato psichedelico, ipnotico e visionario senza minimamente essere passatisti, anzi, mettendo a frutto al meglio le suggestioni del passato con l’orecchiocchio ben predisposto al futuro.
Tra ieri e oggi, tra memoria e presenza, tra qui e chissà dove, Rimane è uno di quei dischi che tenendo fede al proprio titolo dovrebbe davvero rimanere.
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