Recensioni

Con un titolo che è tutto un programma, questo The Unborn Capitalist From Limbo segna l’esordio in solitaria del frontman dei Wand, Cory Hanson. È il più classico dei dischi inattesi, di quelli che non ti aspetteresti di ascoltare, perché piuttosto lontano dal sound più spesso e grosso della band madre; perché scopri un gusto per la forma canzone folk/pop che non si inquadra automaticamente nell’autore; perché suona dannatamente bene e pensi che è “solo” un sideproject ma in realtà varrebbe la pena di approfondire, di lasciare spazio a queste scorribande in nuovi territori.
The Unborn Capitalist From Limbo è un breve (mezz’oretta complessiva) album di canzoni folk, vagamente psych, in un incrocio tra il Donovan in technicolor, il Laurel Canyon, un po’ di Tin Pan Alley classico che non fa mai male, archi elegantissimi e contemporanei. Ci sono momenti in cui la semplice espressività della voce di Cory (vedi Ordinary People, dove ricorda a tratti David Tibet) basterebbe a giustificare il resto del disco. C’è un’estetica complessiva che affascina, con le immagini virate rosso che potrebbero far pensare ad Antonioni di Blow Up, e che invece la press release fa risalire a un misterioso incidente automobilistico. Tutto, dall’incedere felpato di Ordinary People alla pastoralità della title track, dall’indolenza di Replica al fingerpicking di Violent Moon (che richiama le atmosfere notturne del folk britannico dei Sixties), funziona come un meccanismo oliato a dovere. Uno di quei dischi che fanno poco rumore, ma che lasciano segni.
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