Recensioni

Figura storica del panorama experimental/industrial/esoteric inglese sin dagli albori degli anni ’80, avendo supportato tramite la sua label IRC e il suo ruolo di sound engineer e collaboratore/(non)musicista la scena dei vari Nurse With Wound (di cui è da anni parte integrante nei live show), Chris & Cosey, Andrew Chalk, Current 93, Muslimgauze e una infinità di altre sigle seminali, Colin Potter predilige autoprodursi, spesso in cassetta o in cd-r, le proprie escursioni sonore o condividerle con spiriti affini come Hafler Trio, il citato NWW, Jonathan Coleclough. Nel caso di Rank Sonata, vinile per Hallow Ground, l’isolamento sembra far bene al musicista inglese se è vero che nei 40 minuti spalmati tra i due lati, Potter sciorina il meglio della propria, varia produzione tra (proto)techno materica, ambient-dub sognante e droning sommesso.
L’intero lato A è lasciato alla lunga suite A Wider Pale Of Shale, sì, gioco di parole con la ben più famosa canzone dei Procol Harum, che si palesa sotto le forme cangianti di una ambient-drone presto mutata (e mutante, of course) in una proto-techno a cassa dritta, drogata e allucinogena che si sfalda in un estatico finale rarefatto prima di ripartire trascinandoci in un oscuro gorgo cosmico di trip mentali. Nella facciata opposta, i suoni astratti di You si deformano in una sorta di danza spastica al sapor di dub stratificato e oppiaceo, Knit Where? si disfa a suon di malinconia oscura tra field recordings, droning somesso e rumorii vari di materia in decomposizione mentre la conclusiva Beyond The Pail, versione techno-dub della suite inaugurale, ne amplifica il potenziale da post-atomic dancefloor e rimanda circolarmente all’inizio dell’album. Tanto che ci si intrippa di brutto al punto da far ripartire tutto daccapo.
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