Recensioni

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Il tempo vola. Sono passati già sei anni da quando Cocoanut Groove, al secolo Olov Antonsson, dava alle stampe il suo debutto discografico, quel Madeleine Street che nel giro di un batter d’occhio riusciva a meritarsi gli onori della cronaca e candidava il cantautore svedese a speranza per il futuro della musica scandinava. Marchio di fabbrica di Antonsson era un suono folk nostalgico, squisitamente pop, in cui andavano a riflettersi tratti d’America e Regno Unito dei tardi Sessanta.

In How to Build a Maze Antonsson decide di non cambiare l’ordine dei fattori, scegliendo però di farsi accompagnare da una vera e propria band per ripartire dalle ceneri del debutto. Il risultato tuttavia non premia del tutto questa scelta. Se da un lato il suono barocco e ultra-citazionista di un certo folk-pop targato Zombies, Donovan e Byrds rimane apprezzabile e ben suonato, dall’altro le tracce del disco alla lunga finiscono per appiattirsi e cedere il passo alla stanchezza. Ed è un peccato, perché brani come Fair-Weather Friend, On A Monday Morning, A Secret Tune, senza il fardello del disco di debutto, avrebbero probabilmente finito col prevalere sulla ripetitività e la pesantezza che contraddistingue questo How to Build a Maze.

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