Recensioni

Dopo un paio di singoli a nome Passione Nera e qualche rimaneggiamento di line up, Guglielmo Nodari, Daniele Valentini, Giuliano Ferrari e Andra Pirro approdano al long playing. Il fulcro del sound sono la voce di Pirro, baritonale e fascinosa, e il gusto degli arrangiamenti, che spingono la band romana verso atmosfere cinematografiche, soprattutto se si pensa a qualche pellicola in bianco e nero della nouvelle vague francese.
Oltre alle citazioni esplicite di Morrissey e The National, i City Final spingono in una direzione folk-noir che porta alle soglie di un sogno, ma il loro sound deve qualcosa anche alla coldwave (le tastiere di Flashforward At Three) e a tratti ricordano anche act come i Beat Happening. Brani come North On Canvas (che deve qualcosa anche ai primi Echo & The Bunnymen) o Sinking fanno saltare alla mente le fotografie d'architettura di Giuseppe Basilico, la Vienna mittleuropea cantanta (in tutt'altro modo) dagli Ultravox di Midge Ure, la Trieste di Svevo, lo spleen che ti prende guardando il tramonto da Finisterre. Quello dei City Final è un sapiente mix di decadenza e sturm und drang.
Coadiuvati da Liam McKahey (Cousteau) e il Nicola Manzan di violenta memoria, i City Final mettono sul piatto un disco che potrebbe essere stato scritto da una band di Manchester o di Berlino, e invece arriva da Roma; un disco che potrebbe essere stato scritto negli Eighties o domani, e invece arriva oggi.
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