Recensioni
Chris Watson
In St. Cuthbert’s Time. The Sounds Of Lindisfarne And The Gospels
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Stefano Pifferi
- 4 Agosto 2013

Introdotto da un artwork di una bellezza abbacinante nella sua eleganza e semplicità – dopotutto un riconosciuto tratto caratteristico della Touch – In St. Cuthbert’s Time è la resa sonora di un ambizioso progetto attuato dall’ex Cabaret Voltaire e Hafler Trio Chris Watson. Ricostruire il suono del luogo in oggetto, l’isola sacra di Lindisfarne, o più esattamente, della abbazia dell’isola tidale, al tempo di San Cutberto di Northcumbria. Parliamo della fine del settimo secolo dopo Cristo perciò sarà evidente lo sforzo, sia dell’autore che dell’ascoltatore, per contestualizzare i field–recordings in una dimensione spazio-temporale a noi contemporanei totalmente ignota.
Il lavorio di Watson è al solito “puro”, senza particolare ricorso alla astrazione o alla ricombinazione “forzata” dei suoni originari registrati sul campo, ma elaborati con un fine lavoro di cesello che crea un flusso sonoro ben amalgamato e visionario in cui i flutti del mare del Nord che collassano sulle rocce dell’isola, le folate di vento gelido e lo stormire di fronde, gli uccelli che gracchiano, se ascoltati con attenzione e zero distrazioni, riescono a rendere appieno l’idea di traslazione cui si viene sottoposti.
Questo attento lavoro, quasi di field recording “filologico”, è finalizzato a rievocare, o meglio, a ipotizzare una rievocazione del “sonic environment” in cui il vescovo di Lindisfarne Eadfrith scrisse e decorò i Vangeli di Lindisfarne, al tempo in cui il suo predecessore, il St Cuthbert che da titolo al tutto, era eremita sull’isola. Pensato proprio nel contesto della celebrazione dei suddetti Gospels del XII d.C., inaugurata nel luglio scorso a Durham – la città che sostituì Lindisfarne come sede vescovile dopo il devastante attacco dei vichinghi del 793 d.C. –, il lavoro di Watson si avvale di un sostegno teorico esposto nello splendido booklet da 24 pagine grazie anche all’intervento dei cattedratici David Petts e Fiona Gameson. Materiale preziosissimo per calarsi in un progetto tanto ambizioso quanto ottimamente riuscito e in grado di trasportare in un viaggio nello spazio e nel tempo, verso una dimensione “altra” ma atavicamente riconoscibile, chiunque decida di prestare del tempo – e molta attenzione – al risultato finale. Una esperienza che non deluderà.
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