Recensioni

7

I fan della Rephlex sono già divisi. Chi dice che  si sta dando troppa importanza all’etichetta e chi invece è dal 2002 che attende il ritorno del salvatore l’ardkore (you know the score).

Bogdan Raczynsky? Chi è costui? Dal suo sito, spassosissimo peraltro, si capisce quel che basta: ragazzo con il cappellino tutto cibo takeaway, sigarette, vecchi mobili della vetusta Britannia e laptop. La sua vita è tutta lì e ovviamente nella drum’n’bass arena nella quale può a buon diritto considerarsi un veterano (o un reduce di seconda generazione). Renegade Platinum Mega Dance Attackparty di un lustro fa, nonché l’oscura/oscurata collaborazione con Bjork, lo avevano reso un personaggio più famoso di quello che avrebbe mai sperato, uno Squarepusher stravagante e tutt’altro che complessato. Poi il silenzio, alcune ricette impossibili che campeggiano tra i video e le chat del suo spazio internet, e una spassosa a dir poco biografia svelata a cui vi rimandiamo su Wikipedia.

Oggi l’uomo (classe 1977) ritorna con Alright! e ci stupisce, e neanche poco. Un album videogame in delicato equilibrio tra drum’n’bass e ‘ardkore come non se ne sentono da anni. Stupido e irresistibile come certa happy techno. Cartoon al cubo come soltanto certe cose jap sparatutto (dal vivo suona vestito da Power Ranger fate voi il personaggio). Un album di quaranta minuti che è già un classico del Tunz Tunz Bleep Breakbeat! Musica maraglia genialoide con fuori programma e microtrovate innovative (per intenditori). Ma non è tanto la new thing quello che ci piace del Bogdan, piuttosto, l’ironia che esprime, morbida e leggera, in dialettica con quella dell’Aphex tagliente-come-una-lama e di un Vibert cheesy come un formaggio indiano.

Chiamatela pure intelligenza breakbeat, questa la zampata che lo distingue dalla bassa padana degli emuli con il trapano, asso nella manica che permette al polacco apolide di starnazzare beat e effetti anche a velocità ragguardevoli (120-140 bpm), senza cadere nell’autoreferenzialità o nel logorroico. Ridi sempre e mai di lui(l’incedere cartoon dei synth ultracompressi di part 3 e soprattutto quel bofonchiare che incontra il rave di part 4), oltre al fatto che se smetti di sghignazzare trovi trame per la mente da non sottovalutare (part 7). C’è un Raczynsky in ognuno di noi. E attenzione alle ricette!

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