Recensioni

C’è una particolare dicotomia che lega Blanco e Madame. Entrambi sono, senza ombra di dubbio, tra le penne più interessanti della scena urban italiana. E condividono una scrittura molto personale, quasi animalesca, che ha marchiato con il fuoco le rispettive carriere fin dagli esordi. Curiosamente, sia l’uno che l’altro hanno cominciato il lavoro di avvicinamento al terzo album in contemporanea, specie nella pubblicazione di alcuni singoli, al netto di un release day distante due settimane. La prima uscita in ordine cronologico è stata proprio quella di Fabbriconi (questo il vero nome di Blanco) che, lo scorso 3 aprile, ha finalmente reso disponibile MA’, disco che segna un cambio di passo non indifferente proprio nel modo di scegliere le parole.
Il progetto, in senso metaforico, potrebbe chiudere la trilogia apertasi nel 2021 con il debut Blu Celeste, perlopiù incentrato sul concetto di perdita, e proseguita nel 2023 con Innamorato, dove sciorinava l’amore in tutte le sue forme. Al centro della terza fatica ci sono invece i legami, con particolare attenzione a quelli familiari, con le figure genitoriali che ritornano costantemente — anche con tracce ad hoc — e con una presa di coscienza, o forse meglio, una maturità, che si percepisce in ogni verso.
Ma in questo senso di maturazione, incredibile ma vero, Blanco sembra aver perso quella voracità e quell’efficacia che lo hanno sempre contraddistinto, nel bene e nel male. La sensazione, lungo i quindici pezzi in scaletta, è che il bresciano abbia scelto di aprirsi in modo ancor più marcato al grande pubblico, probabilmente nel tentativo di intercettare un target al di fuori della Gen Z. Il linguaggio si fa più accessibile — per non dire generalista — e finisce per rendere gli episodi, pur ben scritti, meno memorabili e meno impattanti.
Il tutto orchestrato dal solito impianto sonoro: un’elettronica che ogni tanto si diverte a flirtare con sfumature industrial e qualche inserto di chitarra elettrica; vestito che però non offre mai un vero slancio, anzi tende a compattare tutto in un insieme sì riconoscibile, ma non così distante da soluzioni già esplorate — e spesso meglio — altrove.
La scelta di anticipare sui social quelli che restano i due momenti migliori — la prima strofa del (buon) pezzo d’apertura Ti voglio bene, uomo, dedicata ai suoi due amici più stretti, e l’inciso di Piangere a 90, già diventata un instant banger su TikTok — finisce per sottrarre peso specifico a un lavoro che comunque si difende in passaggi come 15 dicembre, dove riaffiorano echi di un’anima ancora tormentata, e in Peggio del diavolo (con Gianluca Grignani, unico feat insieme a Elisa), in cui la vena artistica del rocker torna a farsi sentire con una certa convinzione. Resta però evidente una differenza di attitudine tra i due, al netto dei paragoni — spesso ascoltati e scritti — circolati negli ultimi tempi.
Alla prova dei palazzetti (il tour partirà a metà aprile), Blanco alza le difese: smussa l’istinto, controlla, cesella ogni verso e — forse — anche l’atteggiamento. Un cambio di passo inedito per lui. Al contrario, Madame sembra muoversi in direzione opposta. In fondo, la lotta con il pop resta una questione di selezione.
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