Recensioni

Il 1° di aprile non è una data da prendere alla leggera come la tradizione potrebbe sostenere. Non lo è certo per INRI e Bianco, che nell’anno di grazia 2021 chiudono (simbolicamente) un percorso decennale che avevano aperto proprio insieme inaugurando una nuova stagione nel mercato della musica italiana indipendente (e non solo). Il 1° aprile 2011 usciva infatti Nostalgina, album d’esordio di Alberto Bianco e primo disco pubblicato dall’etichetta che orgogliosamente porta con sé il motto Il Nuovo Rumore Italiano. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, così come il catalogo dell’etichetta torinese si è ampliato a dismisura, sempre alla ricerca della proposta più strategicamente interessante, che ci ha regalato ad esempio nomi come I’m Not a Blonde, Lemandorle, Valentina Gaia, Egokid e che nel frattempo ha dato il benvenuto anche all’ultimo Dente.
Canzoni che durano solo un momento non poteva non riflettere questo momento magico, inseguito e raggiunto, per una realtà musicale che nel frattempo ha acquisito una credibilità che altre le invidiano. Proprio Bianco che dieci anni fa inaugurava il percorso, nel 2021 torna con un corpus che ha il duplice merito del ripercorrere la tradizione del cantautorato italiano – replicandone stili e stilemi, modellandoli attraverso una forma duttile e fluida – e al contempo di fornire una chiave di lettura alla contemporaneità, riuscendo a garantire una sana dose di semplicità nonostante la caoticità rappresentata dalla premessa dei vari feat. presenti in tracklist. Anche se mai esplicitamente citato, il momento “pandemico” che stiamo ancora vivendo è rintracciabile se non altro nella riflessione che l’autore elabora sulla struttura del tempo, sulla dilatazione ormai sempre più flebile e inconsistente che separa un “momento” dalla “eternità”, dal ritrovare ad esempio la propria essenza nei piccoli gesti quotidiani (Gazze ladre), dal soffocamento dettato da una realtà sempre più opprimente (Mattanza, in cui il feat. con Colapesce è azzeccassimo e ci regala un nuovo momento del siciliano dopo l’esorbitante successo sanremese). Bianco riesce a far suo anche lo stile di chi lo accompagna, come accade in Morsa, dove subentra Dente in quella che è forse la sua prova migliore degli ultimi anni (il suo album omonimo non ci era piaciuto particolarmente): una sorta di battesimo da parte di chi ha contribuito a fondare tutto l’indie-pop italiano odierno.
Diverte e mette in corpo una sana allegria Canzoni che durano solo un momento, chiudendo con una frenesia estiva (Saremo giovani, con i Selton) che non vediamo l’ora di ritrovare nei prossimi mesi per un auspicato ritorno alla normalità. Un album che probabilmente non scuote gli equilibri del panorama musicale italiano ma compie la sua missione: farci evadere dalla realtà opprimente fornendo un antidoto momentaneo alla paranoia di questi giorni.
Amazon
