Recensioni

Alberto Bianco, o, più semplicemente, Bianco, è un giovane cantautore torinese che avevamo già incontrato con Nostalgina, album di debutto che aveva visto, tra gli altri, AntiAnti (moniker di Dade dei Linea 77) nel ruolo di produttore e Gionata Mirai in veste di ospite.
Oggi, Bianco lo ritroviamo con Storia del futuro, sophomore di 11 tracce già anticipato da un EP omonimo: un disco che, come il precedente, continua sui binari del pop-rock cantautorale, come nell’iniziale La notte porta conigli o nella title-track, che, con la verve frizzante dei ritornelli, fa di entrambe potenziali hit radiofoniche in bilico tra elettricità ed elettronica, complice anche la lezione dei Subsonica.
La solitudine perché c’è, che ospita Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, è un buon esempio di quella malinconia pop à la Dente che popola le liriche di tutto l’album (Il bosco dell’amore, Mi piace come ridi tu), e nella quale Bianco mostra di trovarsi perfettamente a suo agio: il tutto nasce da racconti presi direttamente dal quotidiano, da parole d’amore e malessere generazionale che lo avvicinano anche al canone di scrittura di Vasco Brondi, ad una poetica necessariamente onesta e, a tratti, ingenua.
Ma c’è spazio anche per sonorità maggiormente rock – non potrebbe essere altrimenti, vista la dichiarata ammirazione per Josh Homme dei Queens Of The Stone Age -, che si traduce negli echi ninenties di Scoria e Morto, mentre Quasi vivo, che chiude il disco, è uno degli episodi più sperimentali del lotto, con il banjo e la chitarra acustica da un lato e gli inserti beat dall’altro.
Nel complesso, Storia del futuro è un album che mette in mostra buona capacità autoriali, andando di fatto ad aggiungersi al panorama già ben nutrito del cantautorato italiano e che risulterà sicuramente gradito agli amanti del genere, ma che per il momento non vi aggiunge nulla di nuovo.
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