Recensioni
6.5

Costantemente proiettato nelle atmosfere strumentali di qualche lustro
fa, il lavoro di Benge potrebbe considerarsi una perfetta produzione di
musica per sintetizzatori, un album senza sbavature che razionalizza e
coordina il sentimento digitale. La netta mancanza di una tessitura
davvero originale si mimetizza dietro la delicatezza glitch di elementi
minimal, la scrupolosa cura dei suoni e le lente progressioni dreamy di
bellezza sospesa. Nove visioni sottomarine illuminate da chiari
cristalli e beat secchi, dove i temi narrativi si rivelano talvolta
troppo nostalgici pur mantenendo un risultato performativo di ottimi
livelli.
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