Recensioni

“Che cosa aggiungono al mondo gli Aztec Camera? Beh, occasionalmente aggiungono un po’ di magia. Di alchimia, di trasporto e concentrazione di tutte le emozioni di base – la felicità, la tristezza, la rabbia, il disprezzo, il disgusto, la paura, la sorpresa – in un’unica, piccola cosa”. Aveva le idee chiare già allora, l’appena diciannovenne scozzese Roddy Frame che nel 1983 pubblicava il suo primo album. Le canzoni di High Land, Hard Rain nascono ancora prima, quando da adolescente il Nostro marina la scuola in quel di Glasgow (per la precisione nel sobborgo East Kilbride) all’inseguimento dell’ispirazione; nel 1981 sono due i singoli che entrano nella classifica indie britannica – Just Like Gold e Mattress of Wire – grazie all’interessamento della Postcard, etichetta di culto che aveva sotto contratto gli Orange Juice di Edwyn Collins e i Josef K. Ma, come si dice in questi casi, il meglio doveva ancora arrivare. In sala d’incisione c’è la prima formazione di una band di cui Frame, negli anni a venire, sarà l’unico membro stabile: Campbell Owens al basso, Bernie Clarke (produttore del disco insieme a John Brand) alle tastiere e Dave Ruffy, un tempo nei Ruts, alla batteria. L’etichetta stavolta è Rough Trade, label che già aveva preso in prestito la loro We Could Send Letters per la compilation C81 abbinata al New Musical Express, acquistabile utilizzando due coupon e aggiungendo una sterlina e mezza.
Una partenza folgorante per una carriera che di lì a poco avrebbe spaziato con nonchalance da un jangle-pop primitivo e con pochi fronzoli a proposte più levigate e adatte alle hit parade (se il successivo Knife vede ai posti di controllo un nome ingombrante come quello di Mark Knopfler dei Dire Straits, per il terzo album, Love, Roddy è al lavoro con Tommy LiPuma per giocare con il soul e seguire le orme del collega ed ex compagno d’etichetta Green Gartside), recuperando poi grinta e carattere in Stray (tra i singoli, anche un duetto con Mick Jones dei Clash, ovvero Good Morning Britain). Che Roddy Frame non sia un artista prevedibile lo dimostra anche la collaborazione con Ryuichi Sakamoto, nel 1993, per Dreamland, ma dopo Frestonia per gli Aztec Camera (già di fatto un progetto solista) cala il sipario una volta per tutte. Quel che resta oggi, è un cantautore elegante che si prende lunghe pause e ci propone un pop fatto in casa con l’aiuto di un Mac, come in Western Skies, ma la nuova ristampa del debutto High Land, Hard Rain è la giusta occasione per riassaporarne la freschezza e notare, dopo trent’anni, quanto gli anni Ottanta non siano affatto stati una fucina di sole video stars, tra rock da FM e synth-pop in ogni sua variante, e di pettinature discutibili.
La magia è intatta, a distanza di trent’anni. Basta far partire il disco e lasciarsi trasportare dalla commistione di chitarre acustiche, ritmi quasi latineggianti (rintracciabili anche in Release, settimo brano in scaletta) e i cori di scuola Motown di Oblivious, che come singolo arriva senza troppa fatica in Top 20 e ci si ricorda per un istante che oltre al new romantic nel biennio 1983-1984 si faceva strada un pop colto, ricco di riferimenti Sixties (qualche critico di allora scomodò i Love di Forever Changes e il Neil Young dell’era Buffalo Springfield), diretto ed esuberante; lo stesso Johnny Marr ammette di aver scritto This Charming Man pensando a Walk Out To Winter, un brano frizzante che tradisce ancora una volta ascolti diligenti dello storico repertorio Motown (c’è un’eco di Ain’t No Mountain High Enough, classico della coppia d’oro Ashford & Simpson portato al successo da Marvin Gaye e Tammi Terrell, e fatto conoscere a una nuova generazione grazie al sample usato da Amy Winehouse in Tears Dry On Their Own), così come Back On Board, in affettuoso debito con i Temptations di My Girl e Just My Imagination.
Roddy Frame non voleva proprio saperne, dell’appellativo enfant prodige che cercavano a tutti i costi di affibbiargli, e qui si dimostra già un autore maturo, forbito e piuttosto ambizioso. Strano a dirsi, ma una delle fonti d’ispirazione per Oblivious è My Head Is My Only House Unless It Rains di Captain Beefheart, mentre The Boy Wonders parafrasa Love Comes In Spurts di Richard Hell and the Voidoids; il resto è un susseguirsi di stati d’animo tra joie de vivre e malinconia, voglia di compagnia e riflessioni sulla separazione (We Could Send Letters), proiezione verso il futuro e attaccamento ai ricordi (Down The Dip). Il pop di High Land, Hard Rain è più asciutto e assai meno “grandioso” del coevo North Of A Miracle di Nick Heyward, con il suo tripudio d’archi e fiati, e spiana semmai la strada a due gioielli come Rattlesnakes di Lloyd Cole and the Commotions e Swoon dei Prefab Sprout, con un Paddy McAloon che già scalpita tra citazioni letterarie (nel singolo Don’t Sing) e la volontà di far proprie le lezioni del pop aulico di Burt Bacharach in un momento storico in cui andava di moda tutt’altro. Piace pensare che anche due scozzesi come Stuart Murdoch dei Belle & Sebastian e David Scott dei Pearlfishers, a un certo punto, abbiano messo sul piatto il 33 giri di debutto degli Aztec Camera anche quasi fino a consumarlo, perché l’ipotesi – ascoltando parte del loro output – è tutt’altro che peregrina.
Meno imbronciato e più autoironico di Morrissey (lo ha dimostrato la bizzarra cover di Jump dei Van Halen ai tempi di Knife, quasi antesignana di altre spiazzanti riletture, da Antony che canta Beyoncé a Glen Hansard e Scott Matthew che fanno propri brani di Britney Spears e Whitney Houston) e meno prolifico di Paul Weller, ma con la stessa curiosità che ha portato quest’ultimo a nuove sfide, nuovi interessi e virate del tutto inattese, Roddy Frame è riuscito a imporsi tanto tra gli indie fans quanto tra gli spettatori di Top of the Pops, anche se non necessariamente per gli stessi motivi e con le stesse canzoni.
High Land, Hard Rain è stato ristampato in occasione del trentesimo anniversario della sua uscita, e la reissue corregge alcuni errori dell’edizione della Edsel del 2012 (non autorizzata dall’artista). Frame è oggi il proprietario dell’opera registrata e si è affidato a Domino per la sua ripubblicazione: la deluxe edition contiene un CD aggiuntivo con b-side, BBC sessions, remix più o meno noti, ed è un bel sentire anche per chi non è un fan di strettissima osservanza.
Amazon
