Recensioni

7

Sarà per l’appena celebrata ricorrenza di Halloween che il dolcetto confezionato dal duo folk sperimentale Anamai è così stuzzicoso. Una caramella da succhiare lentamente, evitando la tentazione di romperla coi denti e spezzare così l’incanto di nove brani che suonano come un canto di morte sereno e rassegnato.

Anna Mayberry e David Psutka (noto ai più come Egyptrixx, o sotto l’alias pysch Hiawatha) mettono in piedi un presepe gotico a grandezza naturale che somiglia più a un cimitero dove i pastorelli sono rimpiazzati da spiritelli che si divertono a profanare gentilmente le tombe, bighellonando con grazia tra le iscrizioni dei loro riferimenti illustri più come turisti gaiamente in gita a Père-Lachaise che come parenti affranti venuti a portare fiori ai loro defunti in un camposanto di provincia. Tra echi minimal ambient à la Harold Budd, suggestioni dubstep, elettronica e ritmiche bossa nova stile Joao Gilberto e Gal Costa, la coppia canadese ci getta di peso in una buca appena scavata e inizia il suo lento e inesorabile rito di sepoltura. Palate di terra meccaniche e reiterate in osservanza a un sacrificio arcaico. I nostri aguzzini hanno dipinti in faccia sorrisi da Joker e accompagnano il nostro lento trapasso per asfissia con terrificanti ninna-nanne al sapore di miele. C’è un che di attraente nella morte che ci infliggono, la promessa di un Eden ripagante che quasi ci trattiene dal resistere a una volontà che, comunque, è inesorabile.

I brani sono puzzle scomposti, a comporre un’opera cubista, o forse più il risveglio in una dimensione parallela e metafisica immaginata da De Chirico: parti anatomiche sparse ovunque, piazze immaginarie, edifici squadrati e ferrovie inesistenti. Musica per non luoghi: potremmo essere ovunque e in nessun posto. Oppure potremmo trovarci in un paradiso zen ornato da alberi e piante colorate dove lo scroscio di una cascata è panacea per l’anima e ci ripaga delle sofferenze patite in vita. Dream Baby è in equilibrio tra inquietudine e beatitudine, uccide ma libera, toglie ma ricompensa.

È un abbraccio gelido, la discreet ostile ed evocativa della coppia canadese. Le melodie sono affogate in sinistre brume sonore cariche di oscuri presagi. Ma è il buio prima del bagliore accecante della luce eterna, magicamente anticipata dall’ugola suadente della Mauberry, vera Madonna protettiva e rivelatrice. In definitiva, un buonissimo lavoro dalle tinte fosche e autunnali che però, a dispetto delle apparenze, assicurano una primavera dell’anima pregna di sorrisi non appena saremo giunti “di là”.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette