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7.5

Il nuovo capitolo della saga di Alos, al secolo Stefania Pedretti degli OvO, è figlio di una residenza artistica che la musicista ha vissuto in quel di Stromboli, piccola isola siciliana in cui è attivo il vulcano omonimo e che rimanda più che direttamente alla devastante eruzione del 1343, il cui maremoto finì anche in una lettera napoletana di Petrarca con l’appellativo di “strana tempesta”. E, al solito, anche le musiche/performance – ché qui non si parla di sola musica quanto di un rituale musicale, testuale e visivo, dato che ad accompagnare il disco è un libro edito da Occulto – di Alos sono una vera e propria tempesta: emotiva ed esistenziale, materica e ritualistica, oltre che strettamente sonora.

Suonato e registrato, sia nelle sue componenti acustiche che elettroniche, in situ, in luoghi dalla forte valenza anche simbolica come la Sciara del Fuoco e la Grotta di Eolo, Embrace The Darkness è la risultante di una interazione materica, tangibile con luoghi di una alterità evidente, ma anche la chiusura di un cerchio e la rinascita, non solo artistica, di Alos dopo un periodo piuttosto travagliato. Armata di synth e voce, ma anche di oggetti materiali originari – oggetti d’arte in vetro, campane e pietre vulcaniche –, Alos inscena un rituale fatto di vuoti contemplativi (Iddu) e pieni distruttivi (l’attacco della title track), di atmosfere claustrofobiche (Mahare) e catarsi liberatorie (Sciara del fuoco)… Sì, è esattamente il vulcano, l’isola stessa fatta dal vulcano, la sua bellezza senza tempo, la sua forza anche vitale e la sua ferocia distruttiva a venire raccontato a furia di visioni. Ma è anche, in una sovrapposizione evidente, anche la narrazione dell’autrice, delle sue tribolazioni e epifanie, del senso ultimo di questo che ci piacerebbe pensare come un concept, e che, in definitiva, ci si presenta come un lavoro di totale immedesimazione e confessione.

All’artista cosa si chiede? Di rendere universale un messaggio, uno stato d’animo, un frammento. E di farlo in un modo universale, che tocchi corde e sensibilità diverse e distanti. Alos c’è riuscita e meglio di tutto questo pippone lo dice Naresh Ran di Hate & Merda e, appunto, Dio Drone quando nella press sentenzia: Questo non è un progetto che parla di un vulcano, ma di essere il vulcano. Amen.

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