Recensioni

6.5

L'uomo del Kent, Inghilterra, non è sicuramente un uomo facile da incasellare. Ne abbiamo avuto la prova anche sulle pagine di SA con giudizi ora nettamente positivi, ora più sospettosi. Anche se poi mescolare drone, psych-folk, ambient, field recording e creare atmosfere è un talento che sicuramente Alexander Tucker ha sempre avuto, indipendentemente dal segno che si è voluto attribuire ai suoi singoli album. Il suono è evocativo, basato su loop ipnotici di chitarra, spesso adagiati su sussulti d'archi e percussioni avvolgenti. Su tutto si affastellano affreschi vocali fatti di riverberi e di una rotondità che ha un sicuro fascino.

Tutto questo mondo musicale, sonoro ma anche immaginario si concretizza in un disco dal taglio mesmerico (A Dried Seahorse), ipnotico (Rh.) e crepuscolare (The Golden Axe) che si incastra perfettamente in un filone consolidatissimo e dal nutrito nucleo di seguaci. Da questo punto di vista, Third Mouth funziona perfettamente e si inserisce tra i migliori lavori di Tucker per l'indubbio talento e la sicura calligrafia di bucoliche passeggiate nel bosco all'imbrunire, di giga estatiche e – talvolta – metafisiche.

La nostra critica, semmai, si rivolge al tentativo di voler a tutti i costi incasellare la sua musica nel pop (tenta di farlo la stessa label). Ecco, se cercate qualcosa che pur rimanendo nell'ambito dell'avant abbia la melodia appiccicosa, il motivetto appiccicoso, lo sbuzzo che rimanga oltre il genere e che sappia quindi parlare anche a chi non frequenta abitualmente il mondo di riferimento di Tucker, potreste rimanere delusi. Da questo punto di vista il midollo delle composizioni è sempre laddove si sono abbeverati Comus, Pentangle o anche gli ottimi Erland And The Carnival dello scorso anno, ma piuttosto che prendere una via popular, preferisce approfondire quella atmosferica.

Tutti questi antipatici distinguo noiosamente saccenti per dire che non c'è nulla di male nel voler rimanere dentro i confini della ricerca sonora e psichedelica, ma le cose vanno chiamate con il loro nome. Per cui Third Mouth accontenta le mandibole allenate (e forse anche qualche altro curioso), ma potenzialmente delude chi lo va a sentire in forza dell'etichetta pop che gli viene appiccicata artificiosamente. Ognuno decida se si tratta della proprio cup of tea o meno.

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