Recensioni

Alessio Bonomo, napoletano classe ’70, portò a Sanremo edizione 2000 il brano La croce, un pezzo scomodo e intenso, decisamente fuori dagli standard festivalieri. E il Festival, coerentemente, lo bocciò. Non senza un pizzico di dileggio, tanta indifferenza, e la beffa del secondo posto nella categoria “premio della critica”. Insomma, un servizio coi fiocchi. Se posso permettermi, suggerisco di non ripetere l’esperienza. Ma lasciamo perdere. Veniamo al presente, a questo ep (non è in vendita, ma lo potete ascoltare grazie a sua onniscienza myspace) che ci regala un antipasto del nuovo album di Bonomo, annunciato per i primi mesi del 2007. Gli indizi fanno ipotizzare una svolta decisa rispetto al debutto La Rosa Dei Venti (Sugar, 2001): nella già estrosa vena cantautoriale scorrono pop-prog canterburiano (quell’inquietudine pastello, stratificata e blasé), perturbazioni electrowave e striscianti umori folk-psych. L’impasto che ne esce è stordente, pervaso di acido lirismo, votato a definire un percorso cocciutamente (e forse un pizzico forzatamente) sui generis.
La trepidazione cameristica di Viaggio intorno ad una donna chiama il romanticismo madreperla dei Caravan ad immischiarsi con l’attonito spleen di certi Big Star, tra archi e slide e spazzolate jazzy. Strade azzurre invece esplora la brama di tossica illuminazione con piglio da wave maldigerita, incedere psicotico, cartilagini atonali di piano e il reading effettato come un Riccardo Sinigallia anfetaminico, salvo poi fare agnizione in un melodicissimo ritornello. Chiude Cose strane dallo spazio che è libera rilettura della Space Oddity bowiana, strattonata da un groove malmostoso nelle strofe e deliri d’archi nel cosmico languore del chorus.
Buone e coraggiose le idee, ragguardevoli i testi, non eccelsa la voce di Alessio però salvata da uno strano deragliamento emotivo che gl’intuisci dentro. Attendiamo sviluppi.
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